Solo qualche breve dispaccio d'agenzia e qualche "breve negli esteri" hanno parlato poco più di un mese fa del ventesimo colpo di stato nelle isole Comore (in ventisette anni d'indipendenza).
Dietro, come sempre, si è intravista la mano degli uomini di Bob Denard, i mercenari bianchi che, dopo i ruggenti anni sessanta congolesi, dopo essere passati per guerre e guerriciole un po' ovunque, sembra si divertano a tenere soggiogato l'arcipelago vicino alle coste orientali africane.
A complicare le cose, sembra che i servizi di sicurezza statunitensi sospettino che le Comore siano una delle basi del terrorismo islamico (ma la CIA, di questi tempi, sospetta un po' di tutti).
Il penultimo tentativo di golpe si era avuto un anno fa, quando pochi mercenari sbarcarono ad Anjuan (una delle isole dell'arcipelago che si era resa indipendente dal governo centrale di Moroni) spacciandosi per marines americani in missione (ma parlavano rigorosamente francese).
Il tentativo era quello di porre fine all'indipendenza di Anjuan e non si esclude che, tra un violento cambio di governo e l'altro (sempre con l'appoggio dei mercenari), prima o poi l'operazione riesca.
Figlio di un sottufficiale francese, Bob Denard (nome d'arte di Gilbert Bourgeaud, ma alcune fonti affermano l'esatto contrario) fu da giovane marinaio, poi si arruolò nella polizia marocchina. Spinto dalla sete di avventura organizzerà nello Yemen la guerriglia volta a rimettere sul trono lo spodestato emiro El-Badr. Ma sarà nel 1964, in Congo, che acquisterà "fama" internazionale, come vice del belga Jean Schramme, comandante di uno dei due reparti mercenari (l'altro era alle dipendenze del sudafricano Mike Hoare) che combattevano un po' con i secessionisti katanghesi di Ciombé, un po' con governativi contro i guerriglieri comunisti Simba.
I mercenari del Congo sono forse stati gli unici, nella storia degli eserciti di mestiere, a non voler nobilitarsi cercandosi un nome meno sfacciato, tipo volontari, ausiliari, legionari. Gli uomini di Hoare (tutti di lingua inglese) e quelli di Schramme e Denard, francofoni (ma c'erano anche italiani sfuggiti alle miniere belghe) avevano addirittura rimesso in auge i "saccomanni" medievali, nello specifico militari congolesi addetti esclusivamente al saccheggio.
Anche il Biafra, l'Angola e il Benin hanno conosciuto le gesta di Denard, militare che alterna operazioni più o meno sporche a tranquilli soggiorni in un suo vigneto nel sud della Francia (nonostante qualche giudicie, ad intermitenza, cerchi di incastrarlo). Ma sono le Comore la sua patria d'elezione.
Nel 1975 le tre isole maggiori dell'Arcipelago, la Grande Comore (con la capitale Moroni), Anjouan e Mohéli, diventano indipendenti (Anjouna a su volta si staccherà dalle altre, mentre Mayotte rimane alla Francia. Il movimento indipendentista è guidato da un nativo di Anjouan, Abdallah, ma il neo presidente, malvisto dalla Francia, è presto sostituito, con l'appoggio di Denard, da Ali Soilihi.
Nel 1978 sempre Denard provvede a un nuovo cambio della guardia, con la destituzioni di Ali Soilihi e il reintegro di Abdallah.
Nel 1989, Denard, da una decina d'anni comandante della guardia presidenziale comoriana con il nome di Said Mustafà M'hadjou (ma all'Islam si era convertito gia dai tempi dello Yemen) partecipa ad un colpo di stato innel corso del quale viene abbattuto il presidente Abdallah. Costretto poi a fuggire, condannato in Francia a cinque anni, Denard non si dà per vinto: nel 1995 affitta una nave in Norvegia e sbarca con pochi uomini a Moroni e rovescia il presidente Djohar, poi torna in patria.
Ma le isole Comore che nel frattempo hanno cambiato i loro nomi (la Grande Comore è divenuta Njazidia e Mohéli si chiama Mwali) hanno seguitato ad essere fucina di instabilità politica e palestra di esercizi bellici per mercenari bianchi.