Grandi malumori sta creando all'interno del Parlamento della Croazia la discussione sulla legge che dovrebbe garantire i diritti delle minoranze. Un deputato della minoranza serba ha presentato ben 43 emendamenti, giudicando la legge fumosa e non garante dell'identità culturale delle minoranze. Questa legge è tra l'altro fondamentale per una futura adesione della Croazia all'Unione Europea.
Anche la minoranza italiana è in subbuglio, ma non è compatta al proprio interno nemmeno sull'inno da adottare per la comunità nazionale italiana.
L'Assemblea regionale istriana ha recentemente adottato come inno ufficiale "Krasna zemljo", canzone croata nient'affatto ispirata a valori di tolleranza. Gli italiani dell'Istria hanno proposto, non come inno, ma come canzone ufficiale della CNI (la comunità italiana) l'antico "Inno all'Istria", ma gli italiani di Fiume e di altre zone della Croazia, capeggiati da Silvano Zilli, Presidente della Giunta dell'Unione Italiana, si sono inalberati perché, con tutto il rispetto, ritengono che l'inno non li rappresenti.
Silvio Forza, altro esponente di spicco degli italiani di Croazia, si chiede perché non siano stati approvati due inni, uno per l'Istria e uno per il Fiumano, e perplessità sono state espresse dal vicepresidente dell'Assemblea Giacomo Scotti. Stefano Lusa ha proposto di adottare "Fratelli d'Italia", così come in Slovenia la minoranza ungherese suona l'inno magiaro, altri "Va'pensiero", ma altri ancora obiettano, a questo proposito, che il coro verdiano è intonato nei convegni della Lega di Bossi.
Con questi presupposti, è difficile che i numerosi italiani dell'Istria e di Fiume, ma anche i pochi della Dalmazia e della Slavonia riescano a mettersi d'accordo, almeno nel breve periodo.