Il Quinto Concorso d'arte Sacra, organizzato dall'Associazione artistico - culturale "Giuseppe De Nittis" di Barletta, si è intitolato, quest'anno 2002,"L'Arte Sacra tra tradizione e globalizzazione".
La numerosa partecipazione degli artisti, in concorso e fuori concorso, ha contribuito notevolmente al successo della Mostra tenutasi in Sant'Antonio per la durata di quindici giorni. La giuria, presieduta dal critico d'arte bolognese, dott. Valerio Grimaldi, ha premiato, con puntigliose motivazioni, necessariamente qui sintetizzate, gli artisti:
Ruggiero Spadaro di Barletta, che, "Come nella migliore regola informale, fa di segno, colore e materia, i mezzi espressivi di riferimento al suo fare arte...elabora...una pittura della memoria e del racconto che rifugge dal descrittivo per privilegiare l'impatto emotivo e la forza evocativa dell' opera (realizzando pienamente)l'assunto di sviluppo concettuale del Premio stesso proiettato a rintracciare nuovi interpreti dell'arte sacra tra tradizione e globalizzazione!".
Stephan Buban, slovacco, nella cui pittura "vive una calibrata scomposizione, frantumazione dell'immagine che tuttavia non dimentica mai sé stessa... L'apparente disordine di sollecitazioni coloristiche e di descrittività ...è ( il suo) calibrato ed intenso fare pittura che non sfugge a tensioni surrealiste... (La sua) è una pittura che vive di forte ostinazione, di urgenza di racconto, di negazioni figurali pur tuttavia manifestando la necessità di una indagine interiore del soggetto o del teorema dipinto."
Giuseppe Paolillo, di Barletta, la cui produzione scultorea "si segnala per molteplici ragioni che vanno da quelle strettamente estetiche a quelle di ordine sociale e storico.
IL CRISTO PRETE, gioiello miniaturizzato di materiale povero,
sintesi di azione/movimento e di paramenti rituali, evidenziati in spazi ristretti ma organicamente strutturati, è un viaggio nella memoria personale diretto al recupero di vissuti esperienziali infantili e nella memoria collettiva della gente della nostra terra che sedimenta, nella propria cultura, gesti, abitudini, scelte di vita profetiche, proprie di un'epoca, capaci di radicare una civiltà
Vittorio Capacchione, di Barletta, per "i particolari, le sontuosità, la perfetta tecnica compositiva della "Madonna con Bambino" costruita in una puntigliosa regola iconica e con suggestivi richiami ai grandi Maestri..." e per " Una incredibile capacità di sintesi (che) caratterizza, per contro, "Il Crocefisso", scultura di grande pulizia e rigore formale in cui l'artista nulla concede al momento tragico della morte per un messaggio di speranza e di salvezza.
Carmen Manco, di Taranto, la cui opera pittorica "è caratterizzata da una pennellata nervosa quasi gestuale che modella una materia corposa e densa di sollecitazioni oltre l'immagine e la descrittività...Nelle due polarità della materia pittorica e del colore, Carmen Manco identifica una pittura delle origini, esorcizza l'impossibile ai confini del conosciuto, vive di ritorni della memoria e nella memoria a ricordare la precarietà di un quotidiano assediato da un virtuale che cancella il tempo e ci concede solo il soggettivo del ricordo."