Ai tempi ormai lontani della Prima Repubblica, si sapeva in anticipo che le elezioni le avrebbe vinte la DC, anzi, la Democrazia, come era popolarmente chiamata da milioni di elettori che non si ponevano nemmeno il problema per chi votare. Per i partiti alleati della DC vincere le elezioni significava avere più ministri e più sottosegretari, mentre le opposizioni correvano per avere maggior visibilità. Ad ogni elezione si riempivano colonne di piombo, disquisendo su uno zero virgola di percentuale in più o in meno, mentre il cittadino comune, leggendo i resoconti dei giornali, diceva: ”Hanno vinto tutti!”.
Con la Seconda Repubblica ci siamo abituati a vedere una coalizione vincere e l’altra perdere, mentre Prodi e Berlusconi dividevano gli italiani quasi fossero stati Coppi e Bartali, con tutto il rispetto per i due grandi campioni. Adesso si dice che siamo nella Terza Repubblica, ma forse siamo tornati alla Prima. Senza farla lunga, Giuseppe Conte è stato premier del Governo cosiddetto gialloverde e poi di quello rossoverde, con estrema tranquillità. Adesso attacca Salvini quasi tutti i giorni; così, semplicemente, senza porsi il problema che qualcuno potrebbe chiedersi con chi stesse fino a pochi mesi fa.
”Hanno vinto tutti!”. In Calabria ha vinto un centrodestra guidato da una Forza Italia, che ha dimostrato di non essere affatto l’agnello sacrificale pronto ad essere spartito dai suoi alleati, ma che è lo stesso partito che in Emilia-Romagna ha ottenuto il suo minimo storico. Giorgia Meloni, che era partita, nemmeno troppo tempo fa, con uno sparuto gruppetto di fuoriusciti, ha conseguito risultati inimmaginabili in entrambe le regioni, al di là di ogni non più rosea previsione, bensì di ogni sogno più utopistico.
Quanto a Salvini, c’è chi dice che avesse vinto un paio di giorni prima delle elezioni, quando, quasi per una risposta all’affermazione di Zingaretti che non sarebbe stato giudicato solo perché era potente, disse ai suoi di votare a favore dell’autorizzazione a procedere; mentre avesse perso con la famosa citofonata. In realtà Salvini ha perso perché ha incentrato la campagna solo su di sé, oscurando la sua candidata, peraltro priva di esperienze significative di amministrazione locale; non ha seguito la lezione di Berlusconi che, nel lontano 1994, mise insieme liberali, socialisti, radicali, cattolici ed ex fascisti, tutti con eguale dignità, mandando in frantumi la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto.
Bonaccini, Governatore uscente e riconfermato dell’Emilia-Romagna, ha commentato la propria vittoria dicendo che la sua è stata una campagna elettorale tranquilla e pacata, al contrario di quella di Salvini. Negli stessi minuti Zingaretti ringraziava le sardine per il loro apporto alla vittoria. Le sardine non hanno fatto certo una campagna tranquilla e pacata, hanno detto di combattere l’odio ma ne hanno sparso a piene mani, se non tra i dirigenti, certamente tra i partecipanti alle adunate, non sempre giovani, spesso vecchi militanti estremisti di sinistra, nostalgici delle manifestazioni della loro lontana gioventù. Chiunque, all’interno del PD, abbia inventato le sardine ha compiuto un’operazione geniale, lasciando l’odio alla piazza e facendo in modo che il PD si potesse presentare in doppiopetto.
Le colonne di piombo non esistono più e il dibattito giornalistico si è trasferito in Internet e nei talk show, ma la sostanza non cambia; Conte è sempre saldamente in sella nonostante non si sappia come e perché sia arrivato lì e ci resterà perché ai grillini non conviene tornare alle urne, ben sapendo che li attende, per qualcuno di loro, il reddito di cittadinanza e, per altri, lavori molto meno pagati, come per Crimi, che tornerà a fare l’amministrativo di tribunale.
Ora il PD presenterà il conto e, se non chiederà un rimpasto governativo per paura di qualche sorpresa da parte di grillini in fuga, sicuramente metterà sul tappeto lo jus soli e l’abrogazione dei Decreti sicurezza.
Tutto questo grazie a due scelte scellerate di Salvini, prima quella di far cadere il Governo e poi quella di incentrare su di sé la campagna in Emilia-Romagna. Chi I’avrà consigliato? Forse il nuovo suocero, come sussurrano i soliti maligni? Certamente questa specie di referendum su di sé ricorda le scelte comunicative dell’altro Matteo.
”Hanno vinto tutti!”. O forse no.
articolo pubblicato il: 28/01/2020 ultima modifica: 08/02/2020