Su Socrate, in pi� di due millenni, molti hanno detto la loro, persone pi� solenni e pi� informati di noi. Non vogliamo, pertanto, aggiungerci al novero di tali accademici. Vogliamo fare semplicemente quattro chiacchiere, rinfrescando e risvegliando i nostri sopiti ricordi.
Visse ad Atene nel V secolo a. C. Fu un coraggioso soldato, e un valente uomo politico, inviso ai potenti di allora che, con la classica scusa religiosa ("avvelena" gli animi dei giovani distogliendoli dalle divinit� ufficiali) venne fatto congedare da questo mondo.
Per molti era un premio Nobel. Lui di s� non aveva questa opinione. Nel discutere con i concittadini non si atteggi� mai a sapientone. Anzi asseriva, fino alla nausea, di non sapere nulla di ci� che capitava si parlasse. Si atteggiava ad esordiente, in cerca di quanti ne sapessero pi� di lui.
Si cimentava, ovunque capitasse, in qualsiasi argomento e con chiunque. Tempestava di domande gli interlocutori che, incalzati, alla fine capitolavano. A volte potevano non esserci delle risposte. Per Socrate aveva importanza che tirassero fuori da dentro tutte le potenzialit� nascoste. Dialogava sempre, ponendo domande su cosa si intendesse una determinata cosa, e di domanda in domanda, sviscerava la questione, a tal punto che risultava difficile non adottarne la o le soluzioni.
Ai generali ha cercato di far capire che il coraggio non � soltanto il non voltar la schiena al nemico, agli attori che non si recita solo per il compenso, ai sofisti, gli intellettuali prezzolati di allora, che non bisogna fermarsi alle apparenze, ai governanti che quando si fanno le leggi bisogna rendersi conto dove si va a parare.
Voleva vedere cosa c'era dietro i concetti quali il buono, il giusto, la virt�. Ed era convinto che lo volessero sapere anche gli altri. Ecco questa sua sete di perenne dialogo, fino a diventar, per qualcuno, fastidiosamente petulante.
Aveva facilit� d'approccio con gli altri. E nella stessa maniera parlava al colto e all'incolto. Lui diceva che sulla materia in discussione era ignorante, quindi chiedeva lumi. E qui adottava la sua tecnica. Presentare le varie "verit�" per giungere all'unica "Verit�". E' forse vero questo .....? No. E' forse vero quest'altro.....? No. Forse � vero quest'altro ancora.....No. Allora sar� vero questo ......? Si.
E cos� sempre. Non si sfuggiva da questa tenaglia dialogica. Alcuni, non sopportandolo, arrivarono persino a malmenarlo con calci e pugni. E lui calmo. A chi si stupiva che non opponesse alcuna reazione rispondeva che chi lo faceva era ignorante. Se un asino ti prende a calci, tu lo citi in giudizio ? La sua imperturbabilit� nei confronti di tutti era notoria.
Il suo pallino era che ognuno sapesse leggere dentro se stesso, dove avrebbe trovato la risposta a tanti dubbi esistenziali. Si era dato il compito di svegliarli dal torpore aiutandoli a scandagliare in profondit�.
Molti operano, ma non sanno quello che fanno. Il delinquente ignora, se conoscesse veramente le conseguenze del suo gesto non si comporterebbe male. Chi agisce male � un malato. L'ignoranza � una malattia della mente.
"Non c'� nulla che la nostra anima non abbia appreso. Sicch� non deve meravigliare che possa ricordare, cos� intorno alla virt� come intorno ad altre cose che prima sapeva" .
L'uomo, quando cerca di incontrare se stesso, esplora qualcosa che gi� sa, ma che tuttavia non � riuscito a portare a consapevolezza.