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la crisi del Paraguay

Le associazioni di categoria paraguaiane che hanno organizzato il "civilazo" (unione tra l'ormai tradizionale "tractorazo" delle associazioni dei coltivatori e dell' "impuestazo" deciso dagli autotrasportatori), che è stata la maggiore protesta contro il presidente Luis González Macchi, hanno accettato i ribassi del governo del gasolio e dell'acqua hanno concluso uno sciopero di quattro giorni. I produttori e gli autotrasportatori, che avevano bloccato le strade del sud e dell'est del Paese con trattori, carri tirati da buoi e autotreni, hanno tolto i blocchi stradali dopo l'emissione di un decreto presidenziale che ha fissato il prezzo del gasolio in 2.035 guaraní (33 centesimi di dollaro) e l'aumento del prezzo dell'acqua del 17% invece del 20% inizialmente stabilito. L'obiettivo della protesta era il ritiro della legge di transizione economica fiscale, richiesta dal Fondo Monetario internazionale. La legge non è stata ritirata, ma le associazioni di categoria hanno annunciato che seguiranno attentamente il suo iter parlamentare. Il governo deve coprire un deficit particolarmente gravoso e puntellare le riserve, piuttosto scarse. La crisi economica paraguaiana paralizza l'economia del paese da cinque anni e più e ultimamente è diventata più acuta. Manca il denaro per il settore sanitario e per quello scolastico e si teme che non si possano pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Il volume dell'economia è abbastanza ridotto e incentrato (se si esclude il settore agropecuario che copre il 40% delle esportazioni) sugli investimenti pubblici, per cui si teme un effetto domino sull'intera economia del Paese. Soprattutto il settore bancario ha registrato una involuzione, con la chiusura di istituti bancari un tempo floridi. Nel contempo, la popolazione è aumentata notevolmente mentre il PIL non è cresciuto, con la conseguenza della recessione economica.

I Problemi del Paraguay sono antichi; con la fine del regime dittatoriale del generale Stroessner si aprirono scenari di speranza per il futuro del Paese, ma anni di incertezza politica e di lotte non sempre costituzionali tra diversi contendenti non hanno aiutato il Paraguay ad uscire dalle strette di un sottosviluppo sempre più incombente. Il presidente che uscirà dal responso delle urne, il 27 aprile 2003, erediterà un paese sull'orla della bancarotta, demoralizzato, speranzoso in una futuro migliore che difficilmente, dati i presupposti, potrà realizzarsi.

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