Più di mille anni fa Romedio, signore del castello di Thaur, nei pressi di
Innsbruck, donò i suoi immensi possedimenti alle chiese di Trento e di Ausburg
e si ritirò in eremitaggio su di uno sperone roccioso alto 99 metri poco distante
da Sanzeno, in Val di Non.
Piantò una piccola croce di legno sullo sperone, e si rifugiò in una grotta
sulla sommità.
Visse moltissimo, pregando, compiendo prodigi ed alimentando le leggende
che i valligiani avevano creato sulla sua figura, come quella in cui pare che
cavalcasse un orso.
Dopo la sua morte, venne costruita la tomba sullo sperone, proprio sopra la
grotta dove aveva vissuto. Nel corso degli anni si sviluppò il culto di Romedio,
soprattutto in Italia e in Germania. Sulla sua tomba iniziò un intenso viavai
di pellegrini che continua tuttora. Nel XII secolo Romedio venne canonizzato e
divenne il santo protettore degli orsi.
Sullo sperone, nel corso dei secoli, vennero costruite delle cappelle e altre costruzioni
per ospitare i pellegrini, fino a che l'intero complesso, divenuto Basilica,
coprì interamente lo sperone.
Il complesso della Basilica ha così assunto una conformazione particolare.
Man mano che si salgono i centotrentuno gradini si passa di stile in stile, di secolo
in secolo passando dalla cappella dell'Addolorata, costruita dopo la Grande
Guerra come ringraziamento per la pace, fino alla chiesa Antica, che è la prima
costruita e custodisce le reliquie del santo. I pellegrini per secoli hanno portato
pietre (i primi antichi ex-voto) che sono servite per erigere le cinque chiesette
e la casa di abitazione, che è un convento francescano dal 1948. Lo spettacolo
è molto suggestivo anche per l'eccezionale caratteristica rappresentata da una
stratificazione per così dire 'rovesciata', dove le costruzioni più antiche si trovano
più in alto. L'ultima modifica al complesso è stata realizzata nel 1958 per ordine
del Conte Gallarati Scotti. Il conte fece costruire un recinto per Charlie, l'orso
vecchio e malato che un circo voleva vendere per ricavarne la pregiata pelle. Il
Conte, membro d'onore del comitato di fondazione del WWF Italia, decise di
metterlo sotto la protezione del Santo, e da allora il recinto dà ospitalità agli
orsi bruni del Brenta, sotto la tutela della Provincia Autonoma di Trento.
Le caratteristiche uniche del luogo attribuiscono alla Basilica di San Romedio
un valore religioso, artistico, culturale e naturalistico inestimabile, e la rendono,
con il lago rosso di Tovel e il castel Thun, uno dei simboli della Val di Non.
Sulla figura di San Romedio si sono sviluppate nel corso dei secoli moltissime
leggende, delle quali citiamo le due più conosciute.
L'orso ammansito
Ormai vecchio, Romedio decise di andare a trovare l'amico Vigilio,
vescovo di Trento. Chiese quindi ad un suo giovane discepolo,
Davide, di sellargli il cavallo. Qualche minuto dopo Davide, spaventatissimo,
tornò da Romedio, spiegando che un orso si era appena
mangiato il cavallo. Romedio, per nulla meravigliato, disse al discepolo
di mettere le briglie all'orso. Hai mangiato la mia cavalcatura,
spiegò all'animale, ed ora sarai tu la mia cavalcatura. L'orso si lasciò avvicinare e mettere le briglie senza fatica, e portò Romedio fino a Trento. Da allora l'orso non si separò più dal Santo, che divenne
il protettore degli orsi.
La campanella di San Vigilio
Durante una visita all'amico Vigilio, Romedio fece una profezia:
il suono di una campanella non mossa da nessuno sarebbe stato il
segnale della sua morte. Qualche giorno dopo, San Vigilio sentì la
campanella suonare a distesa, e poichè vide che nessuno la azionava,
capì che l'amico era morto. Si recò subito presso lo sperone dove
viveva il santo e lo vide morto. Lo fece seppellire sopra la grotta dove
Romedio aveva vissuto, poi tornò a Trento e chiuse in preghiera tutta
la città.