Il nostro calcio chiude le frontiere sull'immigrazione di talenti stranieri trentasei
anni dopo il primo blocco. Sulla base della nuova legge Bossi-Fini, la Federazione
anticipa addirittura i tempi rispetto al previsto, applicando tutte le
restrizioni in materia. E per una bizzarra coincidenza c'è di mezzo sempre la
Corea a condizionare le sorti del nostro calcio. Nel 1966 in Inghilterra fu il coreano
Pak Doo Ik, a rifilarci una sconfitta dolorosa ed umiliante per l'immagine
tecnica del calcio italiano, ma che spinse in seguito il Consiglio federale, allora
presieduto da Giuseppe Pasquale, a chiudere le frontiere a tutti, non solo agli extracomunitari.
Quest'anno è toccato alla Corea del Sud dell'olandese Hiddink a
rispedirci a casa anzitempo (con la collaborazione dell'arbitro ecuadoregno Moreno)
nei recenti Mondiali nippo-coreani, tanto da scaturire polemiche roventi
che hanno coinvolto il CT Trapattoni ed il neo presidente federale Carraro, invitati
entrambi per motivi diversi, a dimettersi. Sembra che ogni decisione pesante
del Palazzo di Via Po (sede della Federcalcio), passi per il crocevia coreano.
Dunque calcio in crisi, bilancio in rosso? Le Pay-Tv e la Rai non intendono
più sborsare cifre esorbitanti per le partite? Di sicuro il mondo pallonaro non
attraversa un periodo orido. Il fallimento tecnico che ha contraddetto i pronostici
di vittoria della vigilia, ha scatenato di riesso anche una crisi economica.
La recente decisione di limitare ad un solo acquisto extracomunitario da parte
delle società professionistiche di serie A del Presidente federale Carraro, appare
come un tentativo per evitare il crac economico.
Tale provvedimento ha sorpreso un po tutti gli addetti ai lavori sia per tempistica
che per rigorosità. La delibera, infatti, prevede dal 1 settembre la chiusura
totale al tesseramento dei calciatori e degli allenatori. Fino al 31 agosto è possibile
acquistare un solo calciatore extracomunitario che va ad aggiungersi al contingente
già esistente. Per i furbi, ovvero quei calciatori che cercano scappatoie
legali, sono previsti sanzioni feroci. Fresco il ricordo dello scandalo dei passaporti
che ha visto coinvolti giocatori del calibro internazionale come l'interista Recoba
(ottenne la residenza romana), il romanista Cafu e l'argentino Veron (entrambi
scoprirono parentele improbabili in regioni italiane improbabili). Dal primo agosto
infatti saranno adottati provvedimenti che sanzioneranno eventuali illeciti
sportivi per ogni irregolare utilizzazione di calciatore extracomunitari.
La decisione di Carraro ha diverse interpretazioni, diverse chiavi di lettura;
se da un lato si acutizza una viscerale crisi economica del nostro calcio, dall'altro
potrebbe rilanciarlo con la valorizzazione prioritaria dei settori giovanili in questi
anni decisamente sottovalutati per la grande auenza di calciatori stranieri.
E' forse giunto il momento di reinvestire da parte delle Società in strutture
specifiche responsabilizzando maggiormente gli istruttori e tecnici.
Di sicuro tale provvedimento rappresenta un monito, un avvertimento severo,
verso qui presidenti che non si rendono conto di essere sull'orlo del fallimento.
Basti pensare che nella passata stagione le diciotto società del massimo campionato hanno totalizzato un passivo globale di circa 1600 miliardi di vecchie
lire. Una voragine. Forse si può interpretare in quest'ottica la delibera emanata
da Carraro con la speranza di poter salvare il gioco più amato degli italiani
evitando il naufragio collettivo della nave calcistica, giunta quasi alla deriva.
Ecco il quadro globale della situazione squadra per squadra, il numero dei
calciatori e allenatori extracomunitari già tesserati per il prossimo campionato
di serie A. Atalanta (5), Bologna (4), Brescia (9), Chievo (2), Como (7), Inter
(12, più Cuper tecnico argentino), Juventus (7), Lazio (7), Milan (9), Modena
(nessuno), Parma (10), Perugia (9), Piacenza (3), Reggina (9), Roma (9), Torino
(3), Udinese (13).