C'era una volta il gioco più bello del mondo?
Per un vero appassionato del calcio quello che stiamo vivendo deve essere
uno dei momenti più critici per la propria fede.
Gli ultimi eventi che sono scaturiti da quella che sembra una delle più gravi
crisi che lo sport nazionale abbia mai attraversato non possono aver lasciato
indifferenti neanche i più accaniti fan di Del Piero, Nesta, Totti e soci.
Da un lato, la passione fanciullesca che ogni tifoso porta dentro di sé da
quando è entrato in uno stadio per la prima volta, quel verde intenso che balza
agli occhi non appena saliti i gradini delle tribune, quei boati ad ogni azione
pericolosa, quei brividi che solo un goal segnato allo scadere può darti, sono
tutte emozioni a cui nessun vero malato di pallone riuscirà mai a rinunciare.
Dall'altro lato però la moralità ,che ognuno di noi dovrebbe avere a prescindere
dall'essere tifosi o meno e che , soprattutto, dovrebbe contraddistinguere quello
che rimane sempre uno sport, non può essere lasciata in secondo piano in balia
degli interessi economici dissennati di coloro che sono protagonisti principali di
tale mondo. Attraverso gli anni il calcio si è trasformato in business per molti,
a cominciare dai presidenti fino ai giocatori, privi di attaccamento alle proprie
maglie ed ai loro manager senza scrupoli. Il pozzo, apparentemente senza fondo,
a cui attingere guadagni erano le televisioni, gli sponsor ad esse collegati e gli
indispensabili tifosi che riempivano gli spalti ad ogni incontro ed acquistavano
le partite in pay per view.
Il prodotto calcio ha macinato centinaia e centinaia di miliardi negli ultimi
anni, divenendo un fenomeno mediatico senza paragoni, andando a coprire quasi
tutti i giorni della settimana con partite di ogni genere, con costi che lievitavano
a vista d'occhio.
Alla fine, come era logico aspettarsi, il prodottosi è inflazionato. Il pozzo
ha cominciato a svuotarsi e chi era abituato a guadagnare mille non poteva
certo più accontentarsi di cento. Da qui le assurde richieste, prive di qualsiasi
moralità, di sovvenzioni da parte dello Stato invocate dai dirigenti calcistici per
uno sport che, a detta loro, tanto ha dato al nostro Paese senza mai ricevere
nulla in cambio. Il fatto che abbia dato molto è indiscutibile, ma è vero anche
che ha ricevuto ancora di più. Ha ricevuto quella passione e quell'affetto che
ogni tifoso non gli ha mai fatto mancare, facendo sacrifici economici sopra le
proprie possibilità pur di essere vicino alla propria squadra del cuore, pur di
riassaporare ogni domenica per quei novanta minuti le emozioni che provava da
bambino.Quelle emozioni che hanno reso il calcio il gioco più bello del mondo
per milioni di persone. Lo hanno reso, ma continuerà ad essere sempre così?