Il tradizionale appuntamento con gli “Intermezzi” del Settecento, parte integrante del cartellone stagionale del TLS di Spoleto, non ha disatteso le aspettative del pubblico.
In scena, nella splendida cornice del Teatro Caio Melisso di Spoleto, “Pericca e Varrone” di Alessandro Scarlatti e “La serva padrona” di Giovanni Battista Pergolesi. La regia di Andrea Stanisci è riuscita a far emergere l’atmosfera settecentesca sugli espedienti escogitati per soddisfare le regole imposte dalle normative nazionali per i Teatri. Non sono mancati né il divertissement né la leggerezza del genere in questione.
Di “Pericca e Varrone” non si conosce esattamente la genesi, né il nome del librettista; la musica è sicuramente di Alessandro Scarlatti, che si era avvalso del contributo di scene comiche legate fra loro da un’esile trama per soddisfare le esigenze del tempo all’interno della sua opera seria “Scipione nelle Spagne”. È
presente tutto il repertorio di schermaglie amorose, di danze, di parole straniere storpiate, di travestimenti, di allusioni, più o meno spinte, di detti e di non detti fra i due giovani che si compiacciono nel gioco delle parti e si attardano volutamente a tenere a bada la passione reciproca.
Che cosa dire de “La serva padrona” più di quanto abbiano detto e scritto illustri critici? Nulla se non che, per chi scrive, derubricarla a semplice intermezzo è riduttivo. Ha in sé tutte le caratteristiche dell’opera buffa, di un unicum che vive di vita propria e non è costretta a dilettare all’interno di un’opera seria anche se per questo era stata musicata da Pergolesi su libretto di Gennaro Antonio Federico.
Nessuno si ricorderebbe di quest’ultimo a distanza di quasi trecento anni se il suo libretto non fosse stato preso in mano dal giovanissimo compositore, che ha rivestito di note indimenticabili una storiella abbastanza scontata, anche se piena di brio.
Pergolesi è morto giovanissimo, dopo aver composto per soli cinque anni. Se fosse vissuto più a lungo avrebbe lasciato chissà quanti capolavori. Se invece che nella ridente cittadina marchigiana di Jesi fosse nato a nord delle Alpi di lui si parlerebbe ben di più e i suoi lavori sarebbero rappresentati molti di più. Ma tralasciamo questo argomento.
Il Maestro concertatore e direttore Pierfrancesco Borrelli da diversi anni collabora con lo Sperimentale, guidando con mano sicura l’ensemble strumentale del TLS, insieme ai suoi collaboratori, i Maestri Davide Finotti, Mariachiara Grilli e Luca Spinosa. I musicisti erano Livia Guarino, Maestra al cembalo, Angelica Pierri, primo violino, Margherita Pelanda, secondo violino, Giada Broz, viola, Matteo Maria Zurletti, violoncello, ed Andrea Cesaretti, contrabbasso.
Ma non sono solo i musicisti a sviluppare da anni la messa in scena di intermezzi settecenteschi quasi sempre dimenticati. Andrea Stanisci, il regista, è una figura stabile dello Sperimentale, così come Eva Bruno, alle luci. La costumista Clelia De Angelis, spoletina doc, è ormai conosciuta ed apprezzata anche lontano dai teatri umbri.
I cantanti, come sempre, sono scelti tra i vincitori del concorso internazionale, alcuni anche di edizioni passate che tornano a Spoleto. Nel primo intermezzo Pericca era Dyana Bovolo e Varrone Alfred Ciavarrella, coadiuvati dai mimi Diletta Masetti ed Enrico Toschi, mentre La serva padrona ha visto alternarsi nel ruolo di Serpina Zuzana Jeřábková e Tosca Rousseau; Uberto era Luca Simonetti e Volpone il mimo Enrico Toschi.
articolo pubblicato il: 14/09/2020 ultima modifica: 25/09/2020