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editoriale
incomunicabilità senza rimedio
di Ada

L'incomunicabilità gioca spesso brutti scherzi e quando si arriva a livelli altissimi diventa quasi impossibile sanare i contrasti da essa generati. Quel che è accaduto tra Governo e Sindacati, il braccio di ferro sull'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, le accuse vicendevoli, i toni al calor bianco del dibattito - acuiti dopo il barbaro assassinio di Marco Biagi, invece di ridursi come tutti auspicavano a parole - la sfiducia di fondo sui veri obiettivi di questo e di quello hanno prodotto un miscuglio quasi esplosivo. Dal quale sarà difficile uscire senza danni un po' per tutti.
L'articolo 18 è divenuto un tabù per i sindacati: dal loro punto di vista modificarlo sia pure in parte e solo in via sperimentale comporterebbe un rischio altissimo per i lavoratori che potrebbero trovarsi tra qualche tempo senza una protezione sociale di quel tipo. Il Governo replica con altrettanta decisione che non può accettare veti, che l'obiettivo è solo quello di adeguare le nostre strutture sociali a quelle europee, di aumentare l'occupazione, di favorire l'emersione del sommerso, di aiutare quanti non hanno ora alcuna protezione efficace, insomma di ammodernare tutto il settore del lavoro. Sembra un dialogo tra sordi, ma in qualche modo si dovrà pure uscire da questa situazione d'incomunicabilità, appunto.
Non siamo in grado di suggerire soluzioni miracolistiche anche perché probabilmente non ne esistono in questo gran vociare e straparlare senza fine. Tutti parlano, infatti, di riformismo, ma ciascuno pensa ad un suo riformismo che non è quello che dovrebbe essere, in altre parole a favore di tutti. Anche l'ipotesi di discutere tutto sul "libro bianco" - preparato e redatto in nome del Governo anche dal povero Biagi - probabilmente non verrà accettata dai sindacati che in gran parte puntano tutto o quasi tutto sullo sciopero generale. Ma poi che si fa ? Ci viene in mente quanto si dissero fra loro due importanti uomini politici della sinistra italiana a proposito delle grandi manifestazioni di protesta o di consenso. Erano il socialista Pietro Nenni e Giancarlo Pajetta del PCI all'epoca del frontismo: abbiamo le piazze piene, ma purtroppo le urne vuote.

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