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attualità
quale bambino?
di Gianfranco Scialpi

Spesso si sente o si legge l'espressione di "rispettare l'identità del bambino". Non sempre l'enunciazione, però, rimanda ad una adeguata riflessione sul cambiamento che la complessità sociale ha prodotto nell'infanzia. Infatti, l'espressione risente di un certo idealismo che fissa il bambino in una dimensione astorica, svincolata da qualunque condizionamento.
Allora quale bambino? Esiste ancora un profilo universale di bambino? E' ancora possibile parlare del "bambino" o si è costretti ad ammettere l'esistenza di più profili dell'infanzia? Ritengo che assumere il criterio della complessità come causa della pluralità dei modelli sia un passaggio obbligatorio e non una delle possibili scelte.
Ne consegue che non è improprio parlare di un bambino senza infanzia, e nel contempo di un rapporto riconosciuto nei suoi peculiari bisogni; è possibile pensare ad un bambino iperprotettivo e nello stesso momento a un soggetto esposto ad una molteplicità di pericoli che lo priva di una condizione accettabile per il suo sviluppo; è fondata l'idea di un bambino definito negli atteggiamenti e comportamenti dai messaggi massimediologici e contemporaneamente fare riferimento ad un soggetto che ancora si sviluppa attraverso le sue esplorazioni e conquiste.La lista potrebbe non terminare e ciò conferma il carattere polimorfico della condizione dell'infanzia.

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