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attualità
un angolo d'Africa in Cile

Si è sempre detto che in Cile e in Argentina manca l'elemento umano africano (per questo il tango argentino è una musica triste). Esiste invece una cittadina del nord del Cile, Arica, dove gli anziani hanno completi caratteri africani e i giovani in larga parte sono mulatti o comunque mantengono qualche carattere negroide, come i capelli "afro".
Questa che sembrerebbe una stranezza si deve ad alcuni fattori precisi. Fino al 1929 la provincia cilena di Tarapaca, alla quale appartiene la città di Arica, era sotto la sovranità del Perù, dove gli schiavi africani venivano portati per trasportare a valle l'argento delle miniere boliviane; vi erano enormi piantagioni di cotone e canna da zucchero; gli schiavi africani erano immuni dalla malaria che colpiva bianchi e indios.
Nel settecento tre "simpatici" signori creoli impiantarono nella valle un allevamento di schiavi. Alcuni maschi e numerose femmine dovevano fare bambini in continuazione affinché i proprietari potessero vendere i "prodotti" del loro allevamento.
Quando il territorio passò al Cile molti discendenti degli schiavi (divenuti proprietari di piantagioni di frutti tropicali) preferirono fuggire in Perù, dove venivano trattati come animali ma non uccisi a sangue freddo per la strada, come avevano iniziato a fare i cileni appena giunti ad Arica.
Come il colore della pelle, per le commistioni con bianchi e indios aymaras, si è andato schiarendo, così i discendenti degli schiavi stanno perdendo le proprie usanze, come la lumbanga, un ballo dove tutti in cerchio si colpiscono con i fianchi, al suono di strumenti improvvisati, come barili di olive colpiti aritmicamente, in occasione di compleanni o del carnevale.
Ultimamente si è creata un'associazione "Oro negro" con l'intento di censire tutti gli afroamericani della valle e di rilanciare la cultura e le usanze di questo angolo d'Africa nel Cile popolato da discendenti degli spagnoli, dei tedeschi e degli italiani.

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