"Ordì nel grembo suo Natura
in prima alcuni principai colori
in sembianza dei quali li quattro umori
innestò nell' umana Creatura"
   Pompeo Colonna
I colori costituiscono una complessa tastiera che sollecita i nostri sensi e li seduce. Essi infrangono le barriere dei canali sensoriali, si espandono nello spazio etero-polisensoriale e, attraverso l' insorgere di processi metamorfici soggettivi, concorrono a destare nell' individuo associazioni proteiformi di percezioni sensoriali (dérèglements de tous les sens?). " Essi esaltano il flusso della memoria - scrive Manlio Brusatin - disperdendosi per il corpo che li introduce, suggerendo brividi e ricordi ".
In ambito letterario troviamo esempi illuminanti di come i colori compartecipino col manifestarsi di un tale sentire articolato, sia esso espresso in trasposizioni, in corrispondenze, in accumulazioni ed evocazioni simultanee: " I colori, gli odori, i suoni e i sapori erano per me intercambiabili" dice il protagonista di un romanzo di Alfred Kubin; " Simili a lunghi echi che remoti si fondono (...) i profumi, i colori, i suoni si rispondono" scrive Baudelaire; " Sentivo, vedevo, respiravo mentre suoni, profumi, colori si fondevano a profusione in me" scrive André Gide.
Kandinsky ci parla del "sapore" dei colori e del loro "profumo", sensorialità che risuona nell' uomo "in una specie di eco o di una risonanza quale si ha con gli strumenti musicali, quando, senza essere stati toccati, risuonano all'unisono con altri che sono stati toccati direttamente". Continuum sensitivo già legato alle nostre prime esperienze di intima affettività, in relazione al rapporto con il seno materno, "quando - scrive la Cresti - vedere era incorporare, nutrirsi del volto e dei colori, e della voce anche, e del profumo di lei, gioiosa agapé di sensazioni, seduzione primaria, che ne fonda ogni altra possibile successiva, così che da sempre cibo-colore-profumo-suono si articolano e si coniugano in complessi discorsi, metafore significanti di quell'antico amoroso incontrarsi".
Ed ancora Kandinsky afferma che gli uomini sensibili "sono come ottimi violini, su cui si sia suonato molto e che a qualsiasi contatto con l'archetto vibrino in ogni loro parte e fibra". Allora l'archetto magico del colore suscita nell' uomo intense risonanze, e se " alcuni colori possono avere un'apparenza ruvida, pungente, altri vengono invece sentiti come qualcosa di liscio, di vellutato, così da dare voglia di accarezzarli (...) Vi sono colori che appaiono morbidi (...) e altri che sono sempre duri (...) cosicchè appena spremuti dal tubetto, si può senz' altro crederli asciutti".
Vi sono colori chiari che appaiono leggeri come piume, e altri scuri che rendono grevi le cose che rivestono, così che un' occhiata ci potrà dire quanto è pesante una valigia, ma anche quanto è morbida una certa lana, quanto è vellutata una certa carnagione, quanto è liscia una certa superficie...
Ne sono pienamente consapevoli i grafici che, sfruttando questo loro potere evocativo, riescono a visualizzare con grande efficacia valori tattili rozzi, untuosi, sdrucciolevoli, carezzevoli, delicatissimi...
Vi sono colori caldi e brillanti che, osserva Mario Schinelli, possono persino " rallentare il moto del tempo", ed altri " freschi e riposanti, che sembrano accelerarlo".
Vi sono infine colori intensi, vivaci, squillanti, chiassosi; o anche di sommessi, di gravi, di cupi. E, come specularmente, vi sono fonemi, rumori e suoni musicali a colori: una sorta di fratellanza emotiva suono-colore, si direbbe, che fa dell'audition colorèe - così la definì per primo il Predomo - uno degli aspetti più considerevoli, ma anche più controversi del fenomeno sinestesia. Figura bizzarra, caratterizzata da una costellazione di definizioni, la cui spiegazione definitiva, però, sfugge sempre, passando dai fisici ai fisiologi ,dagli oculisti agli otorini, dai neurologi agli antropologi, dai letterati agli psicologi, per perdersi oggi nella buca dell'oblio (T.Tornitore).
Eppure non può trattarsi di semplice fantasia, di mera suggestione, o magari di un'illusione scientifica. Lévi Strauss ha rilevato che quasi tutti i bambini e molti adulti - sia pure in termini variabili in relazione alla lingua di appartenenza - associano spontaneamente, e magari inconsapevolmente, fonemi a colori. Corrispondenze, codeste, che insorgono sì spontaneamente, ma che sembrano seguire una precisa costante: " Il cromatismo crescente dei colori è parallelo al passaggio dalle vocali alte alle più basse " (Jakobson).
I cromatismi vocalici sembrano calzare in maniera sorprendente col modo di sentire di Rimbaud quando, nel noto sonetto Voyelles, tendeva a stabilire una contiguità tra suoni e colori:
  "J'inventai la couleur des voyelles !
  -A noir, E blanc, I rouge, O bleu, U vert"
Come con i fonemi, accade anche che all' audizione di suoni o di brani musicali si accompagni in molti soggetti una percezione emotiva di colori o di accordi cromatici, oppure che colori evochino impressioni di suoni o accordi musicali. Ed anche qui tutto sembra muoversi secondo precisi parallelismi: a colori chiari corrispondono suoni alti, a colori scuri corrispondono toni bassi e viceversa. " L' audizione dei colori è così precisa - scrive Kandinsky - che non è forse possibile trovare una persona che cerchi di rendere sulle note basse del pianoforte l' impressione di giallo acuto o definisca voce di soprano il rosso scuro di robbia".
Possiamo attingere alla fonte letteraria splendidi esempi di audizione colorata: ne troviamo in Gautier, in René Ghil, il Oscar Wilde, in Stefan George, in Gide. Basti tuttavia ricordare il nostro D'Annunzio quando, parlando dell' autunno veneziano, dice che a Venezia non si può vedere se non per modi musicali, o anche quando, più esplicitamente, scrive: " Di ogni sinfonia, di ogni sonata, di ogni notturno (...) conservo un' impressione di forma e colore".
Non di rado nei musicisti si riscontra una straordinaria sensibilità per il colore. List aveva delle frasi favorite: ""Più rosso qui"; " Quello è troppo nero"; " Lo voglio tutto azzurro". Rimsky Korsakoff associava do maggiore con colori freddi, fa diesis con rosso fragola.
E come c'è il musicista che sente cromaticamente le note della propria musica, così c'è il pittore che sente musicalmente la propria pittura. " L'armonia complessiva è oscura, triste, angosciosa - così descriveva Gauguin un suo quadro - suona nell' occhio come una campana a morto, violetto, blu scuro, giallo -arancio. Il giallo si unisce al giallo-arancio mentre il marrone completa il nesso musicale". Qui l'associazione dei colori scuri è paragonata al suono di una campana a morto, e dunque c'è tutto un evocare effetti e suggestioni musicali.