Con l'affermazione dell'Illuminismo l'istruzione assurge a valore universale, divenendo per la persona un'opportunità di crescita e cambiamento che non poteva essere lasciata alla libera iniziativa del singolo, retaggio di un contesto caratterizzato dai privilegi di pochi e dai doveri di tanti sudditi.
Solo un'Amministrazione centrale aveva la possibilità di realizzare l'obbiettivo di una piena alfabetizzazione della popolazione. Ovviamente ogni governo doveva fare i conti con realtà complesse e difficili che non facilitavano questo compito. Ad esempio il nostro Stato, che aveva assunto l'impegno di sostenere l'istruzione (L. Casati- 1861), doveva rapportarsi con situazioni di arretratezza economica e culturale (soprattutto nel Sud), alle quali non sempre riuscì a dare risposte adeguate. E' il caso dell'obbligo scolastico che riconosciuto come uno dei principi di uno stato moderno , non veniva, però, sostenuto da sussidi e aiuti per gli indigenti, i quali ovviamente avevano altre priorità, legate alla sopravvivenza più che alla crescita culturale. In altri termini, il nostro Stato non riusciva, anche per l?esiguità delle risorse finanziarie, a dare concretezza, "sostanza" ad un principio che rimaneva "formale".
L'Amministrazione centrale , inoltre, confermava quest'assenza, obbligando i Comuni a predisporre ambienti adeguati per le lezioni e ad assumere il personale. Queste disposizioni non favorirono una medesima istruzione per tutti, in quanto la qualità della formazione dipendeva molto dalla possibilità dell'Ente locale di reperire e pagare bene i migliori insegnanti e di offrire locali confortevoli e accoglienti agli alunni.