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attualità
una scuola con la porpora
di Carla Santini

Il coinvolgimento del cardinale Tonini nel progetto, partorito nei piani alti del Ministero della Pubblica Istruzione, di scrittura di un codice deontologico dell'insegnante impone una serie di riflessioni. Senza entrare nel merito del valore del personaggio, del resto disponibile a misurarsi con problemi scottanti su palcoscenici diversi o ad esporsi a situazioni quantomeno inusuali, la sua presenza al Gilda di qualche tempo fa, suscita stupore scoprire che fino ad oggi migliaia e migliaia di docenti abbiano operato senza uno straccio, seppure sgualcito, di codice deontologico. Eppure negli anni ai docenti è stato chiesto di tutto da una società sempre più distratta da mille questioni, da famiglie sempre più in difficoltà a rispondere ai quesiti che i figli ponevano. E i docenti, convinti dell'aspetto formativo della propria azione e quindi bene o male provvisti di un codice, hanno risposto; hanno dato libero sfogo ai più patetici e a tratti risibili equilibrismi tra professionalità, ruoli, volontariato, assistenzialismo, psicologismo, senza alcuna richiesta formalizzata e legittimata a livello contrattuale. Il tutto è avvenuto all'insegna di una riedizione di pessimo teatro all'improvviso, secondo un copione che solo una mente perversa avrebbe potuto concepire. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La scuola è diventata così il bersaglio di sfogo di tutte le frustrazioni cresciute sul ritmo di una sardana infernale. E per porre rimedio quale migliore soluzione se non la scoperta di un prelato benedicente un codice che gratifichi e consoli questa armata disorientata; un esercito che ritrovi nelle miserie quotidiane della propria condizione il riscatto dell'azione eroica e faccia finalmente morire qualsiasi tentativo di vedere riconosciuti se non i diritti almeno i convincimenti della centralità dell'istruzione in una società civile.

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