PLATONE
(Atene 427 - 347 a.C.)
Per governare la società occorre un gruppo di intellettuali particolarmente addestrato; un gruppo ristretto a cui si deve concedere un'autorità assoluta.
La società è un individuo più grande, per cui quello che è buono per l'individuo va bene anche per la società.
L'uomo è composto di anima e corpo. Un corpo sano lo sappiamo cosa significa. Ma l'anima, quando è sana ? Per Platone l'anima è divisa in tre elementi :
  - razionale (ciò che permette di ragionare, discutere, scegliere),
  - volitivo (ciò che rende coraggiosi o codardi e che dà forza di volontà) e
  - appetitivo (le passioni, i desideri)
L'armonia di questi tre elementi rende la persona "psicologicamente sana".
La ragione controlla e comanda gli appetiti, l'elemento volitivo sostiene la ragione, e gli appetiti, che non vanno completamente repressi, saranno soddisfatti quando la ragione decide che è giusto farlo.
Ogni parte svolgerà il proprio ruolo senza dominare le altre e senza esserne dominata.
Lo stesso schema Platone applica allo Stato. Ci sono tre classi :
  - i governanti (elemento razionale della società - coloro che la amministrano)
  - i guerrieri (elemento volitivo - coloro che la difendono)
  - tutti gli altri cittadini (elemento appetitivo - coloro che forniscono le cose essenziali per vivere).
I guerrieri aiutano i governanti a controllare benevolmente, ma fermamente, il resto della cittadinanza. Non vi saranno conflitti interni; ogni classe, facendo ciò che è meglio preparata a fare, sarà felice e soddisfatta.
Ma la dirigenza dovrà essere all'altezza della situazione. Dovrà essere preparata.
Tutti i bambini, maschi e femmine, saranno allevati in comune dallo Stato, fino a diciotto anni. A quell'età saranno sottoposti a tre tipi di prove, con lo scopo di dividere i potenziali governanti dagli altri. Dureranno due anni. Saranno
  - fisiche (l'attività di governo impone grande sforzo fisico e poi la salute fisica è presupposto di quella mentale),
  - intellettuali (se si conosce il bene non si può che seguirlo - il male non si compie volontariamente ma solo per ignoranza)
  - morali (devono resistere alla tentazione di sacrificare il bene della società ai propri interessi personali).
Superate tali prove, avranno cariche amministrative minori, saranno costantemente tenuti sotto osservazione e chi non riuscirà a dimostrarsi competente sarà escluso dal numero dei potenziali governanti.
Alla fine, prenderanno parte attiva all'amministrazione della società.
Un particolare. Per Platone, che pensava che gli interessi familiari e il desiderio di ricchezza fossero i due ostacoli maggiori ad una guida politica obiettiva e imparziale, i governanti non avranno famiglia né possederanno proprietà e ricchezze.
In sintesi, i governanti di Platone devono avere il potere assoluto perché governare è un'abilità. Governare in modo appropriato richiede un addestramento adeguato, cosi come si richiede ad un medico. Permettere ad una persona non addestrata di metter bocca nell'attività di governo era, secondo Platone, altrettanto stupido che permettere a una persona non addestrata di fornire consigli su come eseguire correttamente un intervento chirurgico.
Far politica significa perseguire il bene comune o il bene individuale?
Questa domanda nella sua disarmante ovvietà per chi la riceve è in realtà mossa da una preoccupazione tutt'altro che infondata, se già duemila anni fa se l'era posta Platone, che sulla politica fondò, forse inconsapevolmente, la sua fama perenne.
E se ancora oggi viene studiato e molti pensatori dopo di lui hanno fatto i conti con la sua ingombrante eredità, qualche dubbio sulla ovvietà della domanda dovrebbe quantomeno serpeggiare, fra i tanti politici o politicanti, spesso più bottegai che filosofi, che hanno popolato e popolano il palcoscenico delle diverse istituzioni pubbliche.