Il 5 maggio è per i francesi una data evidentemente ricorrente: 5 maggio 1821 muore a Sant'Elena un uomo a suo tempo amato, odiato e poi attraverso il filtro del tempo divenuto un grande della storia. 5 maggio 2002: si svolgeranno in Francia le votazioni per il ballottaggio per l'elezione del presidente della repubblica. Perché tanta importanza a questo appuntamento elettorale, tanto da paragonarlo ad un evento di portata storica? La risposta non è semplice e va analizzata proiettandosi in un limbo apolitico per meglio capire cosa, in realtà, può significare il prossimo 5 maggio.
La sinistra: manifestazioni di protesta, pianti, disperazione per l'eliminazione del candidato maggiore. Ma perché la sinistra francese si è presentata alle elezioni divisa in mille rivoli di pseudo aspiranti alla presidenza? Evidentemente l'ambizione personale di un mediocre candidato vale più della vittoria della propria ideologia o quantomeno della vittoria di un candidato molto vicino alla propria ideologia. I pianti di coccodrillo non mi sembrano giustificati.
La destra moderata: forte di un presidente uscente che ha in qualche modo convissuto con un governo di sinistra, avrebbe avuto tutte le carte per sfruttare il malcontento popolare ( ammesso che ci fosse ) per rilanciare "la grandeur de la France" e fare proprio il sentimento di rivincita che aleggiava nel paese. Evidentemente il presidente Chirac non ha saputo distinguersi per coraggio e si è appiattito, come il suo rivale socialista, su posizioni pressoché simili, disorientando il proprio potenziale elettorato, costringendolo o all'astensione o addirittura a cercare nuove vie di protesta.
La destra: chi aveva tutto da guadagnare in una siffatta situazione non poteva che essere la destra di Le Pen. E' facile in una situazione del genere raccogliere il consenso popolare. Di fronte al pressappochismo degli avversari, alle divisioni, al preannunciato astensionismo, un 15% fisiologico del Front National può arrivare a conquistare uno o due punti in più, determinando un terremoto politico di cui siamo oggi tutti testimoni.
Le astensioni: perché tante astensioni, perché per la prima volta in Francia si è arrivati a percentuali così alte? Anche questo è un motivo di riflessione; evidentemente i nostri cugini hanno dei validi motivi di insofferenza verso il potere politico. Chi lo ha manifestato votando a destra, chi lo ha manifestato votando all'estrema sinistra e chi ha deciso, con scelta determinata, di manifestare il proprio malcontento non andando a votare.
Un personaggio politico ha detto, a commento di questo primo turno elettorale:" non mi preoccupo del risultato ma di chi lo contesta". Parole sagge perché in democrazia ha valore il suffragio popolare e non si può, soltanto perché le cose non sono andate come si sperava, ribaltarle con la prepotenza. Questa non è democrazia. Questa non è assolutamente una affermazione di parte ma è il voler rinnovare l'amore per la democrazia. Chiunque vinca, con l'assenso del popolo, va rispettato sia esso di destra, di centro o di sinistra.
Perché, come detto in precedenza, un 5 maggio di portata storica? Per il semplice fatto che nella confusione totale dei ruoli la sinistra, ormai allo sbando per propria colpa, sollecita i suoi elettori a votare per la destra moderata, mentre Le Pen si fa un bell'autogol annunciando che in caso di una sua vittoria la Francia uscirà dall'Unione Europea. Non c'è che dire, sarà una svolta storica. Come italiani c'è da dire: "poco se mi considero, molto se mi confronto". Auguri cugini francesi.