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attualità
leggo gratis

Un eminente esponente dell'editoria internazionale ha chiesto restrizioni per i quotidiani a distribuzione gratuita che stanno avendo successo nelle più grandi città europee. L'editore ha qualificato questi giornali "opuscoletti publi-informativi", "agglomerati di annunci pubblicitari intercalati da notizie". Queste affermazioni sono indice della paura che da qualche tempo a questa parte sta invadendo i consigli d'amministrazione dei quotidiani di tutta l'Europa per la proliferazione e l'enorme successo delle testate gratuite. La realtà è che tanti giornali, soprattutto settimanali, sono stracolmi di pagine di pubblicità e corredati di gadget, libri, CD e videocassette, ma anche di fascicoli che altro non sono che pubblicità. Nei quotidiani le pagine pubblicitarie sono spesso quelle dispari, quelle che colpiscono prima l'occhio del lettore, mentre i testi sono relegati in quelle pari. Il "pulpito" non è dei migliori.
La vendita dei quotidiani nei paesi dell'Unione Europea è in calo, soprattutto dove esiste una forte tradizione di tabloid scandalistici con tirature milionarie. In Italia, dove questo tipo di stampa non esiste, reggono soprattutto i quotidiani di opinione; non per altro sta avendo successo un giornale come Il Foglio che si è posto come obiettivo quello di rappresentare un secondo giornale per il lettore che le notizie le legge altrove. Il problema per gli editori è che per centinaia di migliaia di lettori il primo quotidiano, il giornale delle notizie, è quello a distribuzione gratuita. I pendolari che dai piccoli centri dell'hinterland si recano ogni giorno a Roma o a Milano o in un'altra metropoli leggono sul treno il quotidiano Leggo; saliti in metropolitana si dedicano alla lettura di Metro; alle uscite incontrano strilloni con altri giornali, spesso locali, come a Roma Il Globo. Molti di loro, dopo, non hanno alcuna intenzione di recarsi all'edicola, soprattutto se in ufficio o la sera a casa si dedicano alla lettura dei giornali online.
I navigatori della rete sono soprattutto giovani, il futuro del mercato editoriale. Non sempre le edizioni ondine dei giornali stampati catturano l'attenzione di questo lettorato; gli editoriali sono talvolta troppo lunghi per chi legge su uno schermo, alcuni giornali pretendono che gli articoli migliori vengano pagati, alcuni editori non comprendono che l'edizione online è altro rispetto a quella stampata, altri hanno paura di perdere compratori e riducono all'osso l'edizione in rete.
Il giornalismo è cambiato molto nell'ultimo quarto di secolo: una storica sentenza della Corte Costituzionale ha dato il via alle radio e alle televisioni private, grazie alla stampa "a freddo" e alle agenzie di servizi c'è stata la nascita di catene di giornali locali in città che ne erano prive (con l'accusa di essere fatti in "fotocopia") e ora internet e il giornale gratuito. Con buona pace dei tradizionalisti.

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