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storia
la cata segreta di Colombo

C'è chi afferma con sicurezza che i vichinghi abbiano addirittura creato accampamenti in America e che Erik il Rosso non sia un personaggio leggendario. Da sempre si dice, non si sa in base a quali documenti, che i fenici fossero arrivati sulle coste americane. La scoperta dell'America è stata così importante per la storia del mondo che tutti tentano di accaparrarsela, come la nazionalità di Cristoforo Colombo, a lungo rivendicata dagli spagnoli e addirittura dai francesi (il navigatore sarebbe nato in Corsica, un tempo appartenente alla repubblica di Genova).
Si dice anche che Colombo non fosse partito spinto da un'intuizione geniale, bensì sulla scorta di una mappa dettagliata redatta dal capitano spagnolo Alonso Sanchez, che (secondo una composizione poetica del francescano Bernardín de Ramos) sarebbe stato accolto nell'isola canaria di Gomena da Cristoforo Colombo al termine di una serie di naufragi che lo avevano portato su coste meravigliose popolate da uomini variopinti.
Al di là del mito, è indubbio che il navigatore genovese sia partito sulla base di conoscenze ben precise, frutto di studi pregressi. Che la terra fosse tonda i marinai, anche i capitani delle più piccole tartane costiere, l'hanno sempre saputo: non si spiegava, altrimenti, come potessero scomparire all'improvviso le vele delle imbarcazioni che si allontanavano; evitavano di dirlo a voce alta per non incorrere nelle ire di qualche zelante inquisitore. Colombo aveva ereditato le carte nautiche e i giornali di bordo del suocero, il portoghese Bartolomé Perestrello, esperto conoscitore del tratto di oceano che circonda l'isola di Madeira. Sono conosciuti i rapporti tra Colombo ed il chirurgo fiorentino Paolo Toscanelli, astronomo e matematico per diletto, come la perfetta conoscenza da parte del genovese delle teorie degli astronomi antichi, Tolomeo, Marino di Tiro, l'arabo Alfragano.
Da secoli si afferma che Colombo possedesse una misteriosa carta, in base alla quale scelse la rotta delle Canarie all'andata e quella delle Azzorre al ritorno, per sfruttare al meglio i venti. Ma è solo da qualche anno che si sta facendo strada l'ipotesi che la carta sia opera di un ammiraglio turco Piri Reis, le cui carte furono scoperte nel 1929 dal professore tedesco Adolf Deismann in un museo di Istambul (sembra un film di Indiana Jones). Piri Reis, confrontando, come dichiarò in un suo scritto, 34 mappe portoghesi, arabe, italiane, greche, spagnole costruì la sua mappa del mondo. In questa mappa, disegnata su pelle di gazzella dopo la scoperta dell'America, i contorni delle coste sono estremamente precisi; dal Venezuela allo Yucatan, la penisola della Florida, le Piccole Antille, la Giamaica, Cuba, Haiti, tutta l'America caraibica è descritta con una precisione difficilmente spiegabile alla luce delle conoscenze del primo cinquecento.
Il particolare più sconcertante della mappa è la descrizione perfetta della costa dalla Groenlandia alla Florida, dato che all'epoca nulla si sapeva ufficialmente delle zone polari e nordamericane.
Evidentemente le conoscenze nautiche prima e immediatamente dopo la scoperta dell'America erano molto più estese di quanto si possa oggi immaginare. Resta intatto il merito di Colombo di aver avuto la determinazione di rendersi conto di persona di quelle terre di cui i marinai vociferavano a bassa voce nelle taverne dei porti.

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