Un'équipe di scienziati britannici ha scoperto come i lombrichi, che mangiano metalli, possano far sì che le piante ripuliscano con maggiore facilità i terreni contaminati.
I ricercatori avevano notato, in particolare, che i metalli cambiavano aspetto quando venivano ingeriti con la terra ed escreti dai vermi. Questi cambiamenti favoriscono indubbiamente il lavoro di assorbimento
dei metalli potenzialmente tossici delle zone contaminate delle piante.
I lombrichi potrebbero diventare in futuro i guerrieri ecologici del XXI secolo.
La notizia è stata divulgata nell'ambito del festival della Società Scientifica Britannica a Liverpool.
Nel Regno Unito ci sono molte zone contaminate a causa delle attività industriali del passato. La presenza dei lombrichi è un indicatore preciso dello stato della terra in cui si trovano; questi anellidi possiedono un meccanismo interno che permette loro di sopravvivere in suoli contaminati da metalli tossici, compresi l'arsenico, il piombo, il rame e lo zinco. Producono, infatti, la mettalotineina che riveste i metalli e li rende innocui.
Una tappa chiave della ricerca è stato l'utilizzo del sincrotrone costruito nel Oxfordshire. Grazie a questo strumento, i ricercatori hanno potuto esaminare mostrine metalliche mille volte più piccole di un granello di sale.
Gli scienziati hanno anche notato che le proprietà dei metalli venuti a contatto con i lombrichi erano differenti da quelle degli altri metalli raccolti a terra.
Alcune piante possono raccogliere metalli tossici dal suolo, incorporarli con i propri tessuti rendendo così possibile eliminare elementi tossici semplicemente tagliando le piante. Si tratta di una forma sostenibile e non invasiva di decontaminazione, ma il lavoro dei lombrichi è più efficiente di quello delle piante.