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ritrattino
Amalia Guglielminetti
di Carla Santini

Di Amalia Guglielminetti, poetessa torinese, rimarrebbe oggi nebbiosa memoria in qualche professore prossimo alla novantina, se non fosse perché il suo nome è spesso associato a quelli di Gozzano e di Pitigrilli.

Guido Gozzano gode di sempre maggiore spazio all'interno dei programmi scolastici e sta vivendo una fortuna critica impensabile ancora pochi decenni fa. Pitigrilli è l'autore più controverso del Novecento; a voler essere precisi si tratta di due autori nella stessa persona, il giovane scrittore di successo che si divertiva a "épater le bourgois" con affermazioni paradossali e politicamente scorrette ed il vecchio collaboratore di periodici cattolici. Di Pitigrilli ce ne sarebbe anche un terzo, il supposto informatore dell'OVRA infiltrato tra i fuoriusciti antifascisti, ma questa è un'altra storia.

Si dice che il fidanzamento con Gozzano, durato un paio d'anni, fosse finito a causa della gelosia del poeta per il successo letterario della Guglielminetti. Niente di tutto questo.

Pur preferendo la quiete del Canavese al movimento di Torino, Gozzano era comunque oggetto di polemiche letterarie tra i molti critici a lui favorevoli ed altri ferocemente contrari; è vero anche che la rampante Amalia, favorita dal sesso e dalla bellezza, riuscisse sempre ad ottenere ampie recensioni, sembra a volte artatamente scandalizzate. Semplicemente, la storia non poteva durare tra due persone così diverse.

Con Pitigrilli la rottura fu peggiore ed Amalia, per vendicarsi, denunciò al tribunale, per supposto antifascismo, il suo "efebo biondo", di otto anni più giovane.

Quando la Guglielminetti morì, nel 1941, a cinquantasei anni, la sua fortuna come poetessa, romanziera e giornalista d'assalto stava già tramontando. Ben presto le sue pubblicazioni scomparvero dagli scaffali delle librerie; sopravvissero solo, per un po' di tempo, in qualche bibliotechina scolastica, i suoi libri per bambini.

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