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editoriale
le "americanate" che non importeremo mai
di Ada

Buona parte degli italiani si trova in grandi difficoltà economiche in questi ultimi mesi dell'anno. E' una crisi mondiale, dicono, ma intanto le cose per l'Italia si stanno mettendo male, eppure le forze politiche vanno avanti, si fa per dire, come se nulla fosse successo.

La maggioranza e l'opposizione litigano anche per questioni di poco conto e si rinfacciano a vicenda questa o quella dichiarazione, l'annuncio di un provvedimento più o meno gradito viene bocciato prima ancora che sia preso, mentre il Governo ogni tanto scivola su qualche iniziativa che avrebbe fatto bene ad evitare.

Che dire ? Da noi non si cambia mai. Si discute su tutto, anche sulle virgole e non si guarda al sodo.

Il Governo ha presentato alle Camere un pacchetto di provvedimenti per affrontare la crisi nei limiti ristretti che il nostro Paese deve rispettare per il "contratto" che ha fatto con l'Europa. Non sappiamo se sarà buono o sufficiente, ma quando la casa brucia anche un solo secchio d'acqua può essere utile. Invece si discute fino alla noia se la "carta sociale" che dovrebbe aiutare chi non ha un redddito per sopravvivere, può definirsi un certificato di povertà puro e semplice. Si continua a parlare dell' Alitalia, vecchia e nuova, mentre la seconda non è ancora partita, si "straparla" di milioni di disoccupati fra non molto, si acuisce il solco tra Nord e Sud senza convincersi che tutto il Paese è a rischio.

Tutti abbiamo visto con quanto entusiasmo è stato accolto dall'intera sinistra italiana il successo di Barack Obana nelle elezioni americane. Bene. Il presidente eletto, in attesa di entrare alla Casa Bianca nel prossimo gennaio, ha gia dato una "lezione" al segretario del nostro Partito Democratico e allo stesso capo della maggioranza. Obama cambierà molte cose negli Stati Uniti, ma subito ha fatto qualcosa che per noi italiani sembra incredibile. Nel formare lo staff ministeriale che nei prossimi quattro anni, o forse otto, guiderà gli Stati Uniti, ha scelto come Segretario di Stato la sua acerrima nemica nelle primarie per la competizione presidenziale.

Quando mai è passato per la testa di Berlusconi di chiamare Walter Veltroni a dirigere il ministero degli esteri nel governo da lui presieduto ? O come con la riconferma del segretario alla Difesa dell'amministrazione Bush, un repubblicano che ha organizzato la guerra a Saddam in Irak?

"Americanate", si dirà. Quel che è certo è che da noi questo non avverrà mai. Si continuerà invece a studiare come avviare un "dialogo" tra i due schieramenti ma, nel frattempo, si litigherà sul perchè si è aumentata l'Iva di ben quattro euro agli abbonati alla TV satellitare. C'è sotto qualcosa, insorge immediatamente il capo della sinistra che si vuol presentare "moderata", dimenticandosi che poco prima aveva giustamente lanciato l'allarme generale per la grave crisi che preoccupa tutti.

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