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clientelismo bipartisan
di Teddy Martinazzi

Bipartisan è un neologismo entrato nel linguaggio politico ad indicare una posizione condivisa tra blocchi politici differenti e spesso opposti. Nel clima avvelenato della politica italiana dovrebbe rappresentare una decisione presa lasciandosi alle spalle preconcetti e rancori ma, come purtroppo accade sempre più spesso in Italia, le posizioni bipartisan sono quasi sempre sposate per favorire soluzioni clientelistiche e parassitarie. Illuminante, a questo proposito, è l'articolo del cinque dicembre scorso di Gian Antonio Stella, sul Corriere online, con argomento le Province. Nonostante da anni si parli dell'inutilità di questo Ente, dopo la nascita delle Regioni, delle Comunità Montane, dei Comprensori e dei Consorzi tra Comuni su questioni specifiche, le Province non solo restano saldamente al loro posto, ma proliferano sempre di più.

Per decenni le Province rimasero ferme a novantadue, poi pian piano sono andate aumentando di numero. Ma è stato negli ultimi anni, quando proprio di più si è dibattuto sulla loro abolizione, che le Province hanno raggiunto la cifra di ben centonove. Altre ne sono in arrivo, un po' dovunque.

Ovvio, una provincia porta posti di lavoro, sia nell'Ente stesso che nell'indotto: Prefettura, Ufficio Scolastico, del Registro, del Catasto, Questura...e scusate se qualche altro ente ci sia sfuggito. Peccato che non si tratti di un indotto industriale, ma di costi aggiuntivi per il contribuente.

In campagna elettorale i due schieramenti sono stati bipartisan nella loro netta presa di posizione: le Province vanno abolite. Passata la festa il problema da risolvere in modo bipartisan sembra essere solo quello di quali nuove Province istituire. Con buona pace degli italiani, perlomeno di quelli che non aspirano ad un impiego pubblico.

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