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pizza, mitra e mandolino

Cannavaro sei tutti noi

di Giuseppe Martino Martinelli

Italiani strana gente. Pur invischiati in una esterofilia senza controllo, dediti più al parlar male del nostro Paese che a cercare di cambiarlo, continuiamo ingenuamente a credere che all'estero siamo ancora "pizza, spaghetti e mandolino". In realtà a questa "triade" si è sostituita già da un po' quella di "pizza, mafia e immondizia". La pizza, buon segno, è rimasta al suo posto, anche se ora nel nord dell'Europa la fanno i turchi.

Gli italiani che vivono all'estero conoscono bene questa nuova condizione, trovandosi costretti a rispondere, ignari ambasciatori di Cosa Nostra, a ogni genere di domande su mafia, camorra, 'ndrangheta, immondizia, corruzione e quant'altro.

Campione di questa schiera di tristi concittadini è il capitano della nazionale Fabio Cannavaro, attualmente a Madrid, che deve sentirsi doppiamente bersagliato in quanto italiano e napoletano (non può infatti tirarsi fuori dicendo "ma io vengo dal Nord!"). In una intervista a "CHI" ha espresso la sua preoccupazione riguardo l'uscita del film "Gomorra" nelle sale di mezza Europa: "Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative". Una posizione che non possiamo non condividere. "Gomorra" è infatti un libro, e un film, che analizza crudamente e oggettivamente uno dei problemi più gravi -forse il più grave- del nostro Paese; un problema che non possiamo più ignorare e che va risolto il prima possibile. Ma, proprio per questo, non è una buona pubblicità per l'Italia. Non perché non sia vero, né perché non sia obiettivo; al contrario, proprio perché è vero e obiettivo, mostra una faccia dell'Italia, la criminalità organizzata, che di per sé non è certo un motivo di vanto.

In un sondaggio di Corriere.it, oltre l'ottanta per cento dei lettori dice di non essere d'accordo con Cannavaro; sostiene cioè che "Gomorra" sia una buona pubblicità per il paese. Probabilmente molti di loro hanno pensato che Cannavaro creda che si tratti di un brutto film, che la camorra non esista o che le normali anormalità italiane vadano taciute. Non è così. Ha detto che all'estero già ci vedono come mafiosi, tangentari e fannulloni, e certo "Gomorra" non aiuta a toglierci queste - per certi versi meritate- etichette. Non ha nemmeno detto che Saviano abbia sbagliato a scrivere il libro, figuriamoci. Lo scrittore ha reso un servizio importantissimo per la comprensione e la lotta alla camorra, e l'ha fatto con un coraggio e una tenacia ineguagliabili, che lo mettono di diritto nel Pantheon degli eroi del nostro Paese.

Cannavaro però ha fatto una valutazione da italiano che vive all'estero e che vive con disappunto gli stereotipi che ci portiamo addosso. E' un peccato; una volta tanto che un calciatore dice qualcosa di sensato, lo si sommerge subito di critiche.

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