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il terrorista è nostro

commento brasiliano su Battisti

di Ruy Fabiano

Negli anni 80 del secolo passato la diplomazia brasiliana entrava in una bizzarra competizione con quella inglese in merito ad un personaggio tale che non la giustificava: Ronald Biggs, ricercato, dopo aver assaltato, nel 1963, un treno postale inglese che raccoglieva depositi bancari in Scozia e li portava a Londra.

Aveva rubato 631.784 sterline in banconote di piccolo taglio, equivalenti oggi a circa 220 milioni di reais. Si era trattato del maggiore assalto di quel tipo mai avvenuto. Biggs ebbe miglior fortuna dei suoi compagni e riuscì a fuggire dalla prigione verso il Brasile, dopo essere passato per l'Australia e Panama, trovando alloggio a Rio de Janeiro, nel 1970, con la parte del bottino che era riuscito a salvare (e che mai si seppe a quanto ammontasse). Si godeva una routine di bon vivant, frequentando night club e ragazze di via Prado Junior, a Copacabana. Quando fu scoperto, alla fine degli anni 70, fece in modo di avere un figlio con una di loro, la ballerina Raimunda de Castro, per garantirsi diritti di cittadinanza brasiliana. E, sorprendentemente, ci riuscì.

Nonostante l'impegno del governo britannico, il Ministero degli Esteri del Brasile lo protesse. Biggs finì in prigione per proprio conto: ebbe fiducia in un accordo con la polizia inglese, la quale in cambio del suo ritorno, prometteva di liberarlo a breve termine. Non fu così. Si costituì e sconta oggi la pena dell'ergastolo nella prigione di Belmarsh, di massima sicurezza, a Londra. In Inghilterra, al contrario del Brasile, i crimini non vanno in prescrizione. Il figlio brasiliano, Michael Biggs, famoso per aver fatto parte negli anni 80 del gruppo infantile Turma do Balão Mágico, della tv Globo, sostiene che il padre è prigioniero politico; tenta, invano, di sensibilizzare i tribunali europei dei diritti umani sulla situazione del padre, che, dopo l'arresto, e oggi ottantenne, ha già avuto tre emorragie cerebrali.

Non c'è, però, nei tribunali europei un Tarso Genro. Se ci fosse, è probabile che Biggs, a questo punto, sarebbe già libero e intento a scrivere le sue memorie. Tarso, come si sa, ha considerato perseguitato politico - e in conseguenza la concessione dell'asilo - il terrorista italiano Cesare Battisti, di 54 anni.

Battisti fu condannato all'ergastolo nel suo paese per niente meno che quattro assassinii, quando dirigeva un gruppo terroristico denominato Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Nulla attenua i suoi crimini. Il suo paese non viveva in un regime totalitario, il che, teoricamente, avrebbe potuto giustificare il ricorso all'azione armata. Viveva, come ancora vive, in pieno Stato democratico di diritto. Fu giudicato, pertanto, secondo il processo democratico e considerato terrorista. Per la Costituzione brasiliana (articolo 5, commi XLIII e XLIV) il terrorismo, come la tortura, è definito come "azione di gruppi armati, civili o militari, contro l'ordine costituzionale e lo Stato democratico". È, in questi termini, crimine orrendo "non cautelabile e imprescrittibile" e "non suscettibile di grazia o amnistia". Il ministro ha ignorato, pertanto, la Costituzione.

Di più: il Brasile mantiene accordi di estradizione con l'Italia che sulla base di questi, reclama il terrorista. Lo Stato brasiliano, prima dell'inusitato gesto del ministro della Giustizia Tarso Genro, si era manifestato, come non poteva non essere, favorevole all'estradizione. Il Comitato Nazionale per i Rifugiati (Conare), organo dello stesso Ministero della Giustizia, e integrato da rappresentanti del Ministero degli Esteri e della Polizia Federale, ha negato asilo al prigioniero. Tarso è passato sopra a tutto ciò, al Supremo Tribunale Federale (del quale, secondo i giuristi, doveva essere la parola finale) e alla Costituzione, ed ha considerato il terrorista e omicida "rifugiato politico".

Oltre a seminare perplessità intorno a sé - lui che, paradossalmente, vuole rivedere la Legge di Amnistia per condannare i crimini contro l'umanità - ha generato un conflitto diplomatico assolutamente non necessario con l'Italia. Un conflitto imbarazzante, poiché non ci sono ragioni morali e giuridiche per sostenere la decisione brasiliana.

È interessante che lo stesso ministro, che invoca ora ragioni umanitarie, abbia negato asilo a due pugili cubani che, nel 2007, dopo i Giochi Panamericani, a Rio, avevano chiesto di rifugiarsi in Brasile, temendo persecuzioni a Cuba. Il Governo brasiliano, con Tarso Genro in testa, li ridette a Fidel Castro, che li incarcerò.

Perché difenderli? Erano atleti e al Brasile interessano solo banditi e terroristi, come Biggs e Battisti, avvolti dai loro difensori in un'aura romantica di eroi contemporanei. Desistano, gli italiani: il terrorista è nostro!

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