Una divisione poco scientifica e probabilmente un po’ semplicistica, tra gli appassionati di lirica, è tra repertorio e grande repertorio. Nel grande repertorio, ossia tra quelle opere che vengono riproposte continuamente in tutti i teatri del mondo, ci sono molti melodrammi verdiani, in special modo quelli della cosiddetta “Trilogia popolare”, Traviata, Rigoletto e Trovatore.
Per i direttori artistici, mettere in scena un’opera del grande repertorio, che sia di Verdi, come di Puccini e Rossini, è una scelta spesso obbligata, se si punta ad avere la sala piena; tanti teatri hanno bilanci fatti con la lesina e rischiare troppo non piace a nessuno.
Molte opere, quindi, sono scivolate nel dimenticatoio e lì sono rimaste; anche opere di Rossini, anche, addirittura, di Verdi. Altre sono uscite dall’oblio dopo decenni, come è successo al Macbeth, che ebbe un successo travolgente alla sua prima rappresentazione, il 14 marzo del 1847 al Teatro alla Pergola di Firenze, per poi uscire repentinamente dal repertorio. Bisognerà aspettare un secolo intero, fino al 7 dicembre del 1952, con una riproposizione alla Scala, che una straordinaria Maria Callas lo riportasse prepotentemente nel repertorio.
Era un vecchio sogno del Maestro Michelangelo Zurletti, direttore artistico del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto, quello di sentire i suoi giovanissimi cantanti proporre il Macbeth al pubblico del Teatro Nuovo “Menotti”. Lo Sperimentale è una scuola di recitazione e canto per giovani che arrivano da tutta Europa e che, di solito, non hanno mai calcato prima un palcoscenico, per cui farli debuttare con un’opera impegnativa come il Macbeth è stata una scelta coraggiosa, anche del condirettore artistico Enrico Girardi e dell’intero consiglio di amministrazione. La sfida è stata vinta alla grande.
La sfida è stata vinta anche per l’entusiasmo che ha contagiato le splendide maestranze. Nulla è stato lasciato al caso; la sinergia creatasi fra Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, registi e scenografi, l’assistente alla regia Livia Lanno, la costumista Clelia De Angelis e la responsabile delle luci Eva Bruno ha contribuito alla riuscita dello spettacolo. Il maestro Carlo Palleschi ha diretto l’orchestra Calamani del TLS ed il maestro Mauro Presazzi ha preparato il coro. A proposito del coro, non va dimenticato come sia radicato nel territorio e continui a fornire nuovi elementi.
Come da prassi consolidata, il cast dei cantanti è stato formato da vincitori degli anni 2023 e 2024, o vincitori degli anni passati che hanno portato una consolidata esperienza come Leonardo Galeazzi e Marily Santoro, rispettivamente Macbeth e lady Macbeth.
Si sono alternati e si alterneranno, nel corso dei vari spettacoli e della tourneé che toccherà diverse città, nel ruolo di Macbeth Luca Bruno e Gianluca Failla; nel ruolo di Banco, Giordano Farina e Nicolò Lauteri, nel ruolo di lady Macbeth, Viktoriia Balan e Francesca Paoletti; nel ruolo di dama di lady Macbeth, Eleonora Benetti, Giorgia Costantino e Chiara Latini; nel ruolo di Macduff, Francesco Doto, Oronzo D’Urso e Paolo Mascari; nel ruolo di Malcom, Nicola Di Filippo, Francesco Doto, Oronzo D’Urso e Paolo Mascari; nel ruolo di Medico/Domestico, Andrea Ariano; nel ruolo di sicario, Marco Guarini; nel ruolo di Araldo, Alessio Neri; nel ruolo di Fleanzio, Markos Bindocci e Andrea Marino; Amedeo Testerini I apparizione, Klara Luznik II apparizione, Markos Bindocci e Andrea Marino III apparizione; l’attore Valentino Pagliei nel ruolo di Duncano e la ballerina Giulia Tizi nel ruolo di Ecate.
La scelta di portare a due atti il Macbeth ha risposto alle esigenze di un pubblico moderno, non più forse in grado di mantenere alta l’attenzione su quattro atti. Ciò non ha impedito agli spettatori di cogliere quell’intimo sentire che stravolge la vita, che corrode, che annienta Macbeth. La cupa vicenda nella Scozia secentesca aveva colpito Shakespeare. Il risultato era stato quello di indagare in un contesto di fantastici castelli, di stregonerie, di superstizioni, quanto l’animo fosse capace di fare per raggiungere il potere e placare l’insaziabile sete di dominio. È correa lady Macbeth, anch’ella presa nel vortice del potere fine a se stesso. Nel nero delle scene e nel rosso drappo vivono la morte e il sangue che ha coinvolto i personaggi, ma anche tutti coloro che li circondano. Il riscatto e la morte di Macbeth passeranno attraverso la vendetta, altro sangue. Verdi sempre affascinato dalla lettura di Shakespeare volle fare suo quel personaggio per approfondire forse la curiosità di conoscere l’animo umano, al di là del bene e del male.
articolo pubblicato il: 21/09/2024 ultima modifica: 30/09/2024