torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

arte e mostre
Dino Basaldella a Matera

in occasione del centenario

di Michele De Luca

A distanza di due anni dalla mostra dedicata al fratello minore Mirko, l'appuntamento de "Le Grandi Mostre nei Sassi" è dedicato quest'anno, in occasione del centenario della sua nascita, a Dino Basaldella.

La mostra, curata da Giuseppe Appella che si avvale della collaborazione di un gruppo di giovani storici dell'arte, ed allestita negli incredibili spazi delle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci, nello scenario unico del Sasso Barisano, e nel Museo della Scultura Contemporanea - MUSMA a Matera, comprende ottanta sculture, cinquanta disegni e ventuno gioielli datati 1924-1975, provenienti da Musei e collezionisti privati. Viene presentato inoltre un ricco apparato di immagini, documenti e video, spesso inediti, raccolti nella mostra biobibliografica presso la Biblioteca Scheiwiller annessa al MUSMA, utili per mettere in luce aree di impegno e di scambi che testimoniano sopravvivenze di influenze o reminiscenze di remote civiltà non discordanti, una sorta di nomadismo culturale che ha facilitato l'assunzione di una tradizione linguistica e proposto problemi e aspetti relativi ai rapidi cambiamenti che nei decenni si sono verificati nel suo lavoro, non ultimo il modo in cui il gusto dell'arcaico cede al sopraggiungere del nuovo.

Fin dalle prime sculture (Ritratto di Sandro Filipponi, 1930), è evidente in Dino il forte desiderio di rottura con l'accademismo e una sottile vena romantica che mentre lo sollecita a respingere la forma lo incita verso effetti cromatici. Ciò è possibile anche per la evidente maestria artigiana, coltivata con lo zio orefice, e una non comune capacità di lavoro che lo porta a sculture come Lo Squalo (1935), realizzato in legno ed esposto alla Biennale di Venezia del 1936. Frutto di una sentita meditazione, dopo l'adesione al post-cubismo, è il trapasso verso forme più consone al tempo, realizzate con tronconi di ferro recuperati dai rifiuti delle officine industriali e connessi ad altri elementi tranciati con energia e definiti in una forma tanto nuova da distaccarlo immediatamente da tutti i riferimenti identificabili: Picasso, Gonzales, David Smith, Colla. L'unico punto di contatto non è il surrealismo o il dadaismo ma il collage dei cubisti, capace di dare al brandello di macchina e allo spezzone di ferro una nuova verginità, tale da proporre senza soste un inedito repertorio di forme aggressive, aperte alla fantasia dell'invenzione, la sola capace di rendere plastica la materia bruta. Con fantasia, dunque, Dino realizza opere (Il quadrante dell'omega e Orecchio di Dioniso del 1963, El Partidor del 1964) che, sfruttando ogni possibilità della materia usurata, raggiungono una dialettica espressiva e una suggestione del tutto arcana ed emblematica.

Primogenito di Leo Basaldella, pittore decoratore, morto per causa di guerra nel 1918, Dino nasce a Udine il 26 aprile 1909 (dove morirà il 7 gennaio 1977). Insieme ai fratelli Mirko (Udine 1910-Boston 1969) e Afro (Udine 1912-Walenstadt 1976) entra nell'Istituto Evangelico Professionale di Venezia dove frequenta la Scuola Media e il Liceo Artistico che continua per un breve periodo a Firenze. Si diplomerà, infine, a Venezia. Il suo esordio è del 1928, nella città natale, con la "Scuola Friulana d'Avanguardia", insieme a Angilotto Modotto e Alessandro Filippini. Dal 1930 al 1935, a più riprese, soggiorna a Roma, mentre partecipa a varie "sindacali" (Udine 1931, Trieste 1932, Pola, Trieste e Firenze 1933, Trieste 1934). Le prime influenze di Medardo Rosso sono sostituite dal vivo interesse per Arturo Martini presso il cui studio lavora il fratello Mirko. Nel 1944 tiene la sua prima personale a Udine; agli inizi degli anni Cinquanta si accosta all'esperienza post-cubista e scopre il ferro quale personale strumento espressivo e, dopo la sua prima personale a Roma (Galleria La Tartaruga, 1960), nel 1961 si presenta negli USA in varie mostre. Dopo la grande sala alla Biennale di Venezia del 1964, le esposizioni si susseguono senza sosta e lo scultore friulano realizza, per la committenza pubblica tanti importanti capolavori un po' in tutt'Italia, che restano ora come perenne testimonianza della sua grande arte.

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it