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elzevirino
ronde anti ciucche
di Zema

Era ovvio che prima o poi sarebbe successo. Dopo ogni tipo di legge, leggina e decreto locale, con le proibizioni dettate più da velleità dei vari sindaci che da reale necessità delle comunità, era prevedibile che a qualcuno sarebbe venuto in mente di proibire l'alcool. Certo, per il momento si tratta solo dei minori, ma sospettiamo che già qualche altro sindaco bempensante stia valutando un divieto tout court non solo per l'alcool ma anche, perché no, per fumo, pajata o tressette. Daltronde, la salute imposta ai cittadini è molto più importante della loro presunta libertà di farsi del male da soli.

Non intendiamo qui criticare il "diritto" appena acquisito dai sindaci di promulgare leggi locali: chi scrive è contrario, ma i recenti successi della Lega dimostrano che probabilmente a molti italiani piaccia che i loro sindaci (che spesso - anche se non sempre - sono dei trombati del Parlamento riciclati dai rispettivi partiti) possano godere del diritto di dettare legge in vece di chi è pagato - e profumatamente - per farlo in sede nazionale o europea. Magari loro stessi non si sono resi conto del rischio che corrono ogni volta che si spostano dalla propria città in quella vicina, della quale ignorano le leggi. Così come i tanti cittadini italiani bloccati nelle carceri di mezzo mondo, ci ritroveremo con viterbesi carcerati a Terni per uso improprio di scarpe da ginnastica, di alessandrini condannati ai lavori forzati ad Asti per abbeveramento indebito alle fontanelle riservate ai residenti o leccesi messi alla gogna a Taranto per guida sotto l'effetto dei panzerotti.

A parte quelle che speriamo rimangano battute, il divieto di Milano è probabilmente, oltre alla facciata demagogica e populista, un semplice modo di far cassa, vista anche la scelta di promulgare una legge così a metà luglio, quando la città è deserta.

Quello che però preoccupa maggiormente sono gli sviluppi futuri che potrebbero verificarsi (e probabilmente si verificheranno) a causa di tale provvedimento. Premesso che l'esempio del proibizionismo americano degli anni Trenta è sotto gli occhi di tutti, lo scenario più plausibile è quello di ritrovarsi con i fratelli maggiori che comprano l'alcool per i fratellini e i loro amici più giovani e un aumento esponenziale della falsificazione dei documenti d'identità; pratiche, entrambe, molto diffuse negli Stati Uniti, dove è in vigore un limite molto simile.

In Italia, l'assenza di limiti ha impedito che l'ubriacatura del fine settimana diventasse una piaga sociale come nel Nordeuropa, dove a sedici anni e un giorno i ragazzi iniziano ad associare il divertimento con l'ubriacatura, con conseguenti corollari di stupri, gravidanze ed incidenti di vario tipo.

Certo, queste cose succedono anche qui, ma non con la stessa frequenza e la stessa portata. Non intendiamo certo dire che è un bene che i ragazzini possano bere, ma così si rischia che al piacere di un bicchiere di vino si aggiunga l'adrenalina dell'infrazione del divieto.

Oppure, semplicemente, i ragazzi inizieranno ad andare a Busto Arsizio a farsi una birra per poi tornare - in macchina - dentro i confini di Milano, procurando ancora più preoccupazioni ai genitori e suscitando l'ira dei baristi milanesi.

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