In “Non si può mai stare tranquilli”, il suo godibilissimo libro di memorie, Pier Luigi Pizzi, il grande regista che pochi giorni fa ha messo in scena a Spoleto un trittico di brevi opere di Gino Negri, fa notare come a Vienna tendano a tagliare i recitativi della trilogia di Mozart-Da Ponte, perché gli spettatori non comprendono l’italiano. Probabilmente non lo comprendevano nemmeno nel Settecento, perché altrimenti non si spiega come dalla censura sia stata permessa la scena in cui Don Giovanni seduce Zerlina, “La nobiltà ha dipinta negli occhi l’onestà”, ben sapendo che, ottenuto lo scopo, l’ingenua paesana sarebbe stata immediatamente abbandonata.
Nonostante Kierkegaard abbia dedicato un intero libro al Don Giovanni, tutti i libretti di Lorenzo Da Ponte sono godibilissimi anche alla lettura, come quello de “Le nozze di Figaro”, in scena in questo settembre 2025 nei più importanti teatri dell’Umbria.
C’è chi dice che Da Ponte abbia dato il meglio di sé nella rielaborazione delle opere di Beaumarchais, ma c’è anche chi afferma il contrario, che l’originale “Così fan tutte” sia il suo libretto migliore. Diatribe da pedanti; la trilogia mozartiana è un unicum e non si dovrebbe cercare il pelo nell’uovo tentando di stabilire una gerarchia tra i tre capolavori.
Librettisti italiani, soprattutto veneziani e napoletani, ce ne furono molti nel Settecento, in giro per l’Europa; la fortuna di Da Ponte è stata quella di aver lavorato per Mozart, anche se scrisse per diversi altri compositori, bravi e ai loro tempi molto rappresentati e osannati. Un librettista è come uno sceneggiatore cinematografico, che, se trova un grande regista resta nella storia, ma, in caso contrario, la sceneggiatura, anche se perfetta, finisce nell’oblio.
Goldoni non è ricordato come librettista, anche se ha scritto tanto per il teatro musicale; nella vita di Mozart è però ricordato di sfuggita, per “La finta semplice”, opera giovanile del salisburghese che non fa parte del grande repertorio, rielaborazione di Marco Coltellini dell’omonimo libretto goldoniano andato in scena con le musiche di Salvatore Perillo, compositore oggi dimenticato.
A volte, per la fretta di guadagnare qualcosa, i librettisti creavano “pasticci”, opere fatte assemblando musiche di vari compositori. Anche Da Ponte si cimentò anche in un “pasticcio”, “L’ape musicale”. Pleonastico affermare che tra i brani scelti ce ne erano alcuni di Wolfgang Amadeus Mozart.
articolo pubblicato il: 13/09/2025 ultima modifica: 19/09/2025