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arte e mostre
Giovanni Segantini, la poesia della montagna

al Museo Civico di Bassano del Grappa

di Michele De Luca

Fino al 22 febbraio 2026 i Musei Civici di Bassano del Grappa presentano al pubblico la grande mostra che, ad oltre dieci anni dall’ultima esposizione italiana dedicata all’artista, celebra l’opera di uno dei massimi esponenti del Divisionismo, tra i più sensibili osservatori del mondo naturale e impareggiabile cantore della montagna quale luogo fisico e simbolico: Giovanni Segantini (1858- 1899). Promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, la mostra è stata realizzata con il contributo di Regione del Veneto nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.

“Un legame ideale unisce Giovanni Segantini e il suo universo alpino e naturale a Bassano del Grappa e al suo territorio, delineato nei suoi paesaggi più suggestivi dall’orizzonte della pedemontana e del Monte Grappa. Sarà un’esposizione di alto valore scientifico che invita a riscoprire Segantini come figura centrale dell’arte europea di fine Ottocento. In un’epoca che chiede con urgenza di ripensare il rapporto tra Uomo e Natura, la sua opera, che è ad un tempo concreta e visionaria, reale e simbolica, risuona oggi con sorprendente attualità” afferma Barbara Guidi, Direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa. “La mostra dedicata a Giovanni Segantini – ha detto Domenico De Maio, Education and Culture Director di Milano Cortina - rappresenta un tassello prezioso di questo mosaico: un progetto che unisce rigore scientifico e visione internazionale, capace di restituire al grande pubblico la forza poetica di un artista che ha saputo interpretare la natura come luogo di bellezza, spiritualità e appartenenza. Siamo orgogliosi che questa iniziativa sia parte del programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026”.

Curata da Niccolò D’Agati, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Politecnico di Milano, curatore scientifico della Galleria Civica G. Segantini di Arco e tra i principali studiosi dell’arte italiana tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, la rassegna permetterà al pubblico di ricostruire la figura di Giovanni Segantini attraverso un’inedita rilettura della sua opera a confronto con l’arte coeva, per raccontare una carriera che in soli vent’anni, dagli esordi “scapigliati” agli ultimi slanci simbolisti volti a catturare la Natura, ha saputo influenzare i maggiori movimenti artistici del suo tempo.

Un centinaio di opere provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee – dal Musee d’Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam –, alcune delle quali rintracciate a distanza di oltre un secolo dalla loro realizzazione, definiscono un percorso espositivo diviso in quattro sezioni e in tre focus tematici che, a partire dall’esordio a Brera, inquadreranno gli snodi più importanti della vicenda biografica di Segantini, mettendo allo stesso tempo in luce la straordinaria evoluzione della sua pittura.

La prima sezione è dedicata alla fase milanese, segnata dall’incontro con il gallerista e sodale Vittore Grubicy De Dragon, nonché dal diretto confronto con l’eredita della Scapigliatura e del Naturalismo lombardo. Se in questo vivace contesto si fece evidente l’innata propensione del pittore allo studio delle potenzialità espressive di luce e colore, si registra invece con il trasferimento in Brianza, verso la fine del 1880, un rinnovamento della concezione dell’uso del colore in direzione di un crescente interesse per la Natura quale elemento di comunione tra uomo, paesaggio e animali. Nella seconda sezione, che rappresenta una delle novità più importanti della mostra, vengono messi in luce anche i contatti con l’arte di Jean-Francois Millet, con la produzione grafica di Vincent van Gogh e con le opere degli artisti della Scuola dell’Aja, per la prima volta posti a diretto confronto con la sua pittura. Il percorso proseguirà con una terza sezione dedicata alla fase svizzera, avviatasi a Savognin nel 1886, durante la quale Segantini realizzò le grandi e celebri composizioni dedicate alla vita montana, arricchite dallo studio sugli effetti di luce e colore attraverso la definizione di una personale tecnica pittorica che lo fece emergere quale uno dei protagonisti del Divisionismo italiano. Si giunge quindi all’ultimo decennio della produzione segantiniana, caratterizzata dal trasferimento a Maloja e dall’apertura alla poetica Simbolista, raggiunto attraverso la peculiare formula del “simbolismo naturalistico”, una personale interpretazione del rapporto universale tra Uomo e Natura.

Il progetto di allestimento è a cura di Mustafa Sabbagh, laureato in Architettura presso l’Università I.U.A.V. di Venezia, già assistente di Richard Avedon e docente al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra e attualmente docente alla Fondazione Modena Arti Visive. L’allestimento, un’ode alla tecnica segantiniana, mette in continuo dialogo luci e ombre, spazio e opere d’arte, trasformando il percorso espositivo in un palcoscenico drammatico in cui i colori vibranti delle opere risplendono, restituendo al visitatore un’esperienza emozionale e immersiva, ampliata da un crescendo visivo con un unico focus: l’arte di Segantini. La mostra è affiancata, inoltre, dall’importante omonima pubblicazione scientifica, un volume di 248 pagine pubblicato in lingua italiana ed edito da Dario Cimorelli Editore.

articolo pubblicato il: 03/11/2025

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