Ai primi degli anni Novanta si ebbe una riforma nella pubblica amministrazione con la quale veniva privatizzato, centro trenta anni dopo l'Unità, il rapporto di lavoro dei dipendenti civili. La riforma prevedeva le dovute eccezioni, sempre presenti, in Italia, quando si riforma qualcosa, per cui alcune categorie di statali, magistrati, diplomatici, prefettizi, ne sono rimaste fuori.
La privatizzazione, passata con il plauso dei sindacati maggiori, in effetti fu una svolta epocale, ma non perché gli statali ne abbiano guadagnato qualcosa, anzi. Prima bastava che un impiegato di Trieste facesse ricorso perché i benefici ricadessero anche sul collega di Trapani, oggi accade che due impiegati che occupano la stessa stanza abbiano sentenze contrastanti da due giudici del lavoro, come se fossero dipendenti di due ditte diverse.
Il Decreto cosiddetto "Brunetta" o "Antifannulloni" è stato da più parti accusato di voler riportare molte cose verso il 1957, al Testo Unico numero 3 sugli impiegati civili dello Stato. Non è propriamente così, anche se in effetti si prefigura una maggiore centralizzazione della contrattazione.
Ciò che però ha colpito l'opinione pubblica è stato il termine "antifannulloni", ormai da molti media utilizzato per qualificare il Decreto. I fannulloni, in realtà, sono sempre esistiti, esistono e si presuppone che esisteranno anche in futuro. Il fannullone prospera nella misura in cui qualcuno, più in alto di lui nella scala gerarchica, glielo permette. Non c'è legge che tenga.
Altro impatto mediatico lo ha avuto il giuramento che sarà richiesto ai pubblici dipendenti, scuola esclusa. Al di là del fatto che non si capisce come un giuramento fatto una tantum possa obbligare ogni giorno colui che se ne infischia della decenza, lasciando le pratiche ammuffire o facendole con i piedi, nihil novi sub sole. Il giuramento c'è sempre stato, fino a pochi anni fa.
Nella scuola avvenne che, per far passare in ruolo un professore anarchico che si rifiutava di giurare fedeltà alla Repubblica, si mobilitarono negli anni Ottanta decine di parlamentari, per cui si ebbe che il professore di filosofia monarchico poteva in tutta coscienza sparlare della Costituzione, mentre il suo bidello ancora era costretto a giurare.
Speriamo che questo Decreto serva a qualcosa e non imiti le grida manzoniane.
articolo pubblicato il: 18/11/2009 ultima modifica: 08/12/2009