Fino al 19 aprile 2026 si può visitare al Palazzo Pinato Valeri di Piove di Sacco in provincia di Padova la mostra “Philippe Halsman. Lampo di genio” curata da Alessandra Mauro e Suleuma Autore in collaborazione con l’Archivio Halsman di New York, dedicata a uno tra i più originali ed enigmatici ritrattisti del Novecento. Tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, Philippe Halsman (Riga 1906 – New York 1979) ha saputo lavorare sempre tra sguardo e introspezione, intuizione immediata, surrealismo, lampi di genio e tecnica raffinata. Halsman diventa fotografo nella Parigi degli anni Trenta, a stretto contatto con l’ambiente surrealista da cui impara a guardare la realtà con sguardo straniato, innovativo, pieno di inventiva e creatività. Il talento come ritrattista è da subito evidente, sorretto da una tecnica accurata e dalla possibilità di dare a ogni volto, per ogni occasione, una freschezza e una intensità particolare, ottenuti anche sperimentando tecniche e macchinari. Quando nel 1940 arriva a New York, porta la sua sensibilità europea, l’attenzione piscologica, il gioco dei caratteri e la voglia di inventare nelle pagine delle grandi riviste come Life rivoluzionando, in questo modo, il ritratto.
Nato a Riga da una famiglia ebrea, suo padre Morduch Halsman era un dentista, mentre sua madre Ita Grintuch era preside di liceo. Halsman studiò ingegneria elettrica a Dresda. Nel settembre 1928 partì per un tour a piedi sulle Alpi austriache con il padre, ma questi morì durante il viaggio per gravi ferite alla testa, in circostanze mai completamente chiarite, e lo stesso Halsman venne condannato a 4 anni di reclusione per parricidio. Il caso fu sfruttato dalla propaganda anti-ebraica e acquisì quindi notorietà internazionale, tanto che Albert Einstein e Thomas Mann scrissero lettere a sostegno di Halsman, che venne rilasciato nel 1931, a condizione di lasciare l'Austria. Halsman si trasferì quindi in Francia, dove cominciò a contribuire come fotografo a riviste di moda, tra cui Vogue, guadagnandosi una reputazione per i ritratti e divenendo noto per le sue immagini nitide e scure, che evitavano il vecchio "soft focus look". Quando la Francia venne invasa dai nazisti nel maggio del 1940, Halsman fuggì a Marsiglia, dove riuscì a ottenere un visto per gli Stati Uniti, anche grazie all'aiuto di Albert Einstein (che avrebbe poi fotografato nel 1947). Attratto dal surrealismo, nel 1941 incontrò Salvador Dalí, con cui iniziò un fruttuoso rapporto artistico durato trent'anni. Nel 1952 ritrasse John Fitzgerald Kennedy, producendo due album fotografici: una delle fotografie apparve sulla copertina dell'edizione originale del libro di Kennedy Profiles in Courage, mentre un'altra fu utilizzata per la campagna politica al Senat
Tutti sono passati di fronte al suo obiettivo: politici come Churchill e Kennedy, divi del cinema come Marilyn Monroe, Humphrey Bogart, Yves Montand, Barbra Streisand, scienziati come Einstein e Oppenheimer, artisti come Pablo Picasso e Marc Chagall e soprattutto Salvador Dalí con cui, in anni di collaborazione crea una galleria unica di immagini straordinarie, oniriche e surreali in cui l’artista e il fotografo si fondono magicamente. Per ogni soggetto, Halsman riesce a cercare un set particolare, una piccola performance. La sua fama di grande ritrattista si consoliderà ancora di più: grazie soprattutto a “Life” fotograferà via via da Bogart e Bacall, a Sinatra, Ingrid Bergman, Bette Davis, Judy Garland, Sammy Davis Jr (1965), Marina Vlady, Tippi Hedren (anche durante le riprese de Gli uccelli di Hitchcock, 1962), l’étoile statunitense Maria Tallchief e la divina Martha Graham e la sua compagnia di danza contemporanea; Marlon Brando, Vivien Leigh, Ava Gardner, Märta Torén, Barbra Streisand, un impacciato Woody Allen, una giovanissima Anjelica Huston, l’atomica Rita Hayworth, l’iconico Andy Warhol, e grandi statisti e politici come John F.Kennedy e Winston Churchill ripreso in modo originalissimo, di schiena, all’aperto, in panorama bucolico, nel 1951.
Le sue immagini sono uniche, a metà tra documento e invenzione, come è proprio nella tradizione dei grandi ritrattisti cui è chiesto di interpretare il soggetto facendolo emergere, o nascondere, dietro il suo personaggio anche a costo di inventare una forma particolare, personalissima, di documento fotografico.
In mostra anche la celebre serie di “Jumpology” con divi e personalità che accettano letteralmente di saltare di fronte al suo obiettivo creando un carosello di immagini giocose e dinamiche, originali nella loro realizzazione grafica e nella forza rappresentativa. Tutti si prestano al “gioco” di Halsman, alla dolce tortura di essere fotografati in uno studio, con luci, fondale e macchinari ingombranti. “Quando chiedi ad una persona di saltare tutta l’attenzione è concentrata sull’atto di saltare, e così la maschera cade ed ecco che si mostra la persona dietro di essa” (Philippe Halsman).
Nella sua carriera Halsman ha firmato oltre 101 copertine di “Life”, più di qualunque altro fotografo; ha creato ritratti straordinari per forza e indagine psicologica. “Lampo di genio” raccoglie tutto questo e presenta al pubblico un autore straordinario e un testimone della nostra storia recente. In mostra cento splendide immaginidi diversi formati, tra colore e bianco e nero, volumi originali e documenti che ripercorrono l’intera carriera del grande autore. Ha detto: “Nessuno scrittore si vergogna per aver scritto di cose che esistono solo nella sua immaginazione. Nessun fotografo dovrebbe essere biasimato quando, invece di catturare la realtà, cerca di mostrare cose che ha visto solo nella sua immaginazione.”
articolo pubblicato il: 26/01/2026