Si è conclusa la ventiduesima edizione di Lago Film Fest. Un'edizione destinata a rimanere nella storia del festival non soltanto per la qualità della programmazione, per il numero di ospiti internazionali e per il pubblico che, fin dal primo weekend, ha fatto registrare un'affluenza mai vista prima, ma soprattutto per aver dimostrato ancora una volta che il cinema indipendente continua a vivere grazie alle relazioni umane.
Commenta Viviana Carlet che il festival l'ha fondato: «L'idea da cui siamo partiti era molto semplice: dimostrare che il centro del mondo può essere ovunque ci siano persone disposte a incontrarsi. Questa edizione ci ha confermato che avevamo ragione. Abbiamo visto arrivare a Lago migliaia di persone, abbiamo registrato l'edizione più partecipata della nostra storia e, soprattutto, abbiamo visto nascere connessioni che continueranno a vivere ben oltre la fine del festival. È successo nelle sale, nei Barefoot Industry Days, durante la Summer School, ai concerti, nei laboratori, nei pedalò trasformati in luoghi di pitching, nei pranzi condivisi e perfino nella campagna dedicata a Kevin Bacon. Quella storia ci ha insegnato che il cinema indipendente continua a essere una straordinaria macchina per creare relazioni. Non siamo riusciti a portare Kevin Bacon a Lago, ma siamo riusciti a mobilitare migliaia di persone in tutto il mondo attorno a un'idea comune. Per noi questa è la vittoria più grande. Perché il futuro del cinema indipendente non si costruisce soltanto con i film, ma con le comunità che quei film riescono a generare. Lago Film Fest continuerà a fare esattamente questo: creare luoghi in cui le persone abbiano ancora voglia di incontrarsi, condividere tempo, immaginazione e futuro insieme.»
Per otto giorni il piccolo borgo di Revine Lago si è trasformato nella Capitale Europea del Cinema Indipendente (titolo raggiunto nel 2024), accogliendo migliaia di spettatori, oltre cento professionisti del settore accreditati, registi, produttrici, musicisti, direttori di festival, studenti, bambinɜ, volontarɜ e appassionatɜ provenienti da tutta Italia e dall'estero.
Una comunità temporanea costruita attorno a un'idea semplice: il cinema non è soltanto qualcosa che si guarda. È qualcosa che si costruisce insieme.
La ventiduesima edizione ha confermato la vocazione internazionale del festival con oltre cento film provenienti da 33 Paesi e una selezione che ha attraversato documentario, fiction, animazione, cinema sperimentale, videoarte e linguaggi ibridi, raccontando il presente attraverso i grandi temi del nostro tempo: identità, memoria, migrazioni, ambiente, conflitti, appartenenza, trasformazioni sociali e nuove forme di immaginazione collettiva.
Accanto ai concorsi, Lago Film Fest ha proposto un articolato programma fuori concorso che ha portato nel borgo alcuni tra i più interessanti protagonisti della scena artistica internazionale. Dai focus dedicati al Sud-est asiatico con Nuova Pelle alle opere di Diego Marcon, tra i più importanti artisti contemporanei italiani, dalle pratiche collaborative del Collectif Faire-Part fino ai programmi Moving Bodies e La Rivoluzione Balla, dove il corpo e la danza sono diventati strumenti di resistenza e libertà. Per la prima volta il festival ha inoltre aperto le proprie porte alla realtà virtuale con installazioni immersive, confermando la volontà di esplorare nuovi linguaggi del contemporaneo.
Grande partecipazione ha riscosso anche il festival espanso che ha animato il borgo dal mattino fino a notte fonda con concerti, performance, videomapping, installazioni, Listening Room, Lago Live Music, Lago Original Soundtrack, masterclass gratuite dedicate alla musica per immagini, incontri con gli autori, Lago Film Edu e la prima edizione della Lago Cine Summer School, il nuovo progetto formativo dedicato a bambinɜ e ragazzɜ destinato a diventare uno degli appuntamenti permanenti delle prossime edizioni.
Particolarmente significativa è stata anche la crescita dei Barefoot Industry Days, che hanno riunito oltre cento professionisti del cinema indipendente trasformando Lago in uno dei principali luoghi italiani dedicati all'incontro tra autori, produttori, distributori, compositori, festival e nuove generazioni di filmmaker. Un evento che continua a distinguersi per la sua capacità di abbattere le tradizionali gerarchie dell'industria cinematografica, mettendo davvero tutti sullo stesso piano, spesso letteralmente a piedi scalzi.
Come racconta Viviana Carlet, fondatrice e direttrice generale del festival:
«Ventidue anni fa avevamo un lago, qualche sedia recuperata e un sogno che sembrava molto più grande di noi. Oggi continuiamo a credere esattamente nella stessa cosa: che il patrimonio più grande di questo festival non sono i numeri, ma le persone. Questa è stata probabilmente l'edizione più emozionante della nostra storia perché abbiamo visto una comunità crescere davanti ai nostri occhi. Ogni film, ogni incontro, ogni volontario, ogni spettatore ha contribuito a costruire qualcosa che nessuno avrebbe potuto realizzare da solo.»
Anche la direttrice artistica Federica Pugliese traccia un bilancio estremamente positivo:
«Il programma di quest'anno ha raccontato un cinema capace di parlare del presente senza rinunciare alla complessità. Abbiamo visto opere provenienti da tutto il mondo dialogare tra loro, pratiche collettive affiancarsi a grandi visioni autoriali, nuovi linguaggi incontrare il pubblico in modo sorprendente. È stata un'edizione che ha dimostrato come il cinema indipendente continui a essere uno degli strumenti più potenti per immaginare il futuro.»
Ma l'immagine che probabilmente resterà come simbolo di questa ventiduesima edizione è quella della lettera indirizzata a Kevin Bacon.
Nata come una provocazione ispirata alla teoria dei Sei Gradi di Separazione, la campagna ha rapidamente superato i confini del festival trasformandosi in una straordinaria mobilitazione collettiva.
Migliaia di persone hanno condiviso la lettera della fondatrice Viviana Carlet, suggerito contatti, coinvolto amici, artisti, giornalisti, produttori, registi e perfetti sconosciuti nel tentativo di ridurre quei celebri sei gradi che, secondo la teoria, separano ogni essere umano da Kevin Bacon.
Senza alcun budget dedicato e senza alcun contatto diretto con Hollywood, Lago Film Fest è riuscito ad arrivare fino a un solo grado di separazione dall'attore americano, ottenendo una risposta ufficiale dal suo management.
articolo pubblicato il: 26/07/2026