Per anni ed anni, più o meno per un paio di secoli, il Barocco in Italia è stato visto come la negazione assoluta della bellezza, in letteratura, in architettura, in pittura e nella musica. Altrove, invece, il giudizio sul Barocco è diametralmente opposto, sia in Francia che in Inghilterra, per non pensare al Siglo de Oro spagnolo.
Le prevenzioni qui da noi sono dure da essere superate, ma qualcosa si sta muovendo, soprattutto nel campo della musica, con gruppi corali che affrontano partiture sepolte nelle biblioteche e con musicisti che riscoprono strumenti antichi, soprattutto a corda.
Nel campo della lirica il repertorio barocco è di tutto rispetto, ma, al di là di qualche concerto, difficilmente un dirigente teatrale osa lasciare il successo sicuro di melodramma del grande repertorio romantico per tentare una riscoperta di un’opera che rischia di non essere capita, soprattutto da alcuni melomani nemici delle novità, per i quali certi autori sono conosciuti solo perché vengono citati sui manuali di storia della musica.
Per questo la scelta dei responsabili del teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, il Presidente avv. Roberto Calai ed il Direttore artistico Maestro Enrico Girardi, di portare in scena “Dido and Aeneas” di Henry Pourcell è stata particolarmente coraggiosa, considerando che i giovani in palcoscenico sono i vincitori del concorso annuale per cantanti lirici, alla loro prima prova teatrale.
Dido and Aeneas, opera in un prologo e tre atti dell’inglese Henry Purcell, ha dunque aperto l’Ottantesima edizione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Interessante notare come questo primo appuntamento, nelle scene, nei costumi, negli allestimenti, rifletta pienamente il carattere “sperimentale” del teatro spoletino.
A partire dall’Eneide, quarto canto in particolare, di Virgilio, il ternano Riccardo Panfili ha inserito tante integrazioni ispirate dal libretto di Nahum Tate, il più vicino forse all’originale, e arricchite da citazioni, rimandi che toccano tante epoche e tanti pensatori nel tempo.
Il libretto di Nahum Tate fa riferimento ad una rappresentazione avvenuta nel Collegio femminile di Chelsea. Ciò spiega come le voci dei personaggi principali siano tutte al femminile. I ruoli e le voci affidati a voci maschili sono voci del male, delle congiure, dei tradimenti ed incarnazione del potere assoluto.
Lo spettatore è spinto a tanti piani di lettura che rendono l’attualità del racconto stesso. Risalta di fronte al timido tentativo di Enea di opporsi al volere degli Dei la forza e la determinazione di Didone, che diventa vittima e carnefice di se stessa. L’insieme della rappresentazione ha catturato il teatro in una sorta di silenzio esistenziale in vista dell’esito tragico.
La sinergia dispiegata che ha fatto in questa prima rappresentazione un ottimo spettacolo passa attraverso la direzione musicale di Marco Angius, la regia di Tommaso Amodio, l’assistente alla regia Alessandra Valletta, le scene e le luci di Fabrizio Visconti, l’assistente Stefano Zullo, i costumi di Clelia De Angelis, il Coro madrigalistico del Teatro Lirico Sperimentale e Tecnici del Teatro Lirico Sperimentale, Maestro del Coro Mauro Presazzi, Maestro al Cembalo ed al sintetizzatore Lorenzo Tomasini, l’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamai.
I cantanti Lorena Cesaretti, Benedetta Grasso, Giorgia Cavaliere, Sara Di Santo, Rosa D’Alise, Anna Pieri, Gianpiero Delle Grazie, Davide Romeo, Joacquin Cangemi, Nicola Di Filippo, Federico Vita, Aurora Bertoldi, Chiara Guerra, Ariadna Vilardaga, Beatrice Caterino, Lorena Cesaretti, Elena Finelli si alternano nei diversi personaggi nelle varie rappresentazioni.
articolo pubblicato il: 08/08/2026 ultima modifica: 14/08/2026