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"Aquila: anno uno"

6 aprile 2010: L'Aquila ad un anno dal terremoto.

di Sergio Gigliati

Ad un anno di distanza siamo tornati sui luoghi che sono stati teatro della sciagura che ha colpito l'entroterra aquilano il 6 aprile del 2009: erano le 3.32
Un attimo prima della scossa le poche lampadine ancora accese nella notte hanno brillato di una luce più intensa, quasi a presagire il loro ultimo istante di luminescenza, prima di spegnersi definitivamente. Poi il caos, il finimondo, l'apoteosi di un triste copione forse da tempo annunciato e culminato con il terribile terremoto di magnitudo 6,3 della scala Richter (tra l'8° e il 9° grado di distruzione della scala Mercalli). 308 morti, oltre 1600 feriti, la quasi totale evacuazione della città capoluogo di regione (più di 70.000 abitanti) e la distruzione di alcuni paesi limitrofi quali Onna, San Gregorio, Paganica, Fossa, Villa San'Angelo, Castelnuovo ed altri.
Con il sostituto Commissario della Polizia Stradale dell'Aquila Emanuele Scipioni, ci siamo recati nella c.d. zona rossa della città, profondamente sfregiata dal terremoto, per vedere l'evoluzione dei lavori di ricostruzione e consolidamento degli edifici danneggiati.
"Quello della Polizia Stradale - come ci testimonia il dott. Scipioni - è stato un ruolo decisivo e fondamentale sia nei primi istanti del terremoto che nei giorni successivi. Immaginate il caos che si è verificato in quei primi attimi, la ripercussione sulla viabilità nelle poche arterie di accesso cittadine e la difficoltà nella gestione dei flussi dei mezzi di soccorso. Il dirigente responsabile e l'operatore che al momento erano di servizio hanno allertato immediatamente anche tutte le pattuglie di polizia dell'area di Teramo e Pescara che sono intervenute a supporto nel giro di un'ora. La Polizia di Stato non ha mai perso i contatti con le proprie pattuglie ed ha subito allertato la Protezione Civile dando il via all'emergenza. Il disastro ci è subito sembrato di grandi proporzioni ma solo l'alba ci ha effettivamente mostrato l'immensità della catastrofe quando la nube, formata dalle polveri in sospensione, ha cominciato a diradarsi.
Il coordinamento congiunto tra tutte le varie componenti istituzionali è stato completo, così come gli sforzi di tutti coloro che, a discapito delle mille difficoltà del momento, hanno contribuito con la loro presenza a salvare vite umane e a prodigarsi nei soccorsi. Tutti gli uomini ed i mezzi disponibili sono stati impiegati. Si è creato all'istante un vero e proprio cordone ombelicale di solidarietà tra noi e la popolazione aquilana che ancora oggi esiste e non viene reciso. A testimonianza di ciò sono i numerosi ringraziamenti che i nostri concittadini ci hanno rappresentato e ci manifestano tuttora. E non dimentichiamo che tra le numerose vittime della tragedia figurano rappresentanti delle forze dell'ordine, come testimonia la lapide nella zona antistante il piazzale della nostra centrale".
Cosa è cambiato ad un anno di distanza nella gestione quotidiana del traffico e della viabilità?
"A un anno di distanza notiamo una totale trasformazione nelle abitudini dei cittadini e nella viabilità a causa del decentramento che si è andato man mano costituendo. Nuovi quartieri sono nati con il c.d." piano case" nella periferia cittadina e sono aumentati di molto i lavoratori pendolari, ancor oggi alloggiati nelle strutture esterne alla città e sulla costa, che quotidianamente convergono in direzione della città. Il sentimento di appartenenza a questa terra è molto sentito dalla gente del posto; nessuno, tantomeno i giovani, vogliono abbandonare la città, la propria terra di origine. Testimonianza ne sono le lunghe e ordinate code che anche adesso notiamo nelle strade che portano in direzione della città"
L'auto della Polizia si sposta attraverso paesaggi che ci ricordano le immagini televisive della città di Sarajevo nei giorni della guerra nella ex Yugoslavia. E' un fantasma blu che si muove attraverso strade e vicoli ancor pieni di detriti ed i cui palazzi, o quel che ne resta, sembrano stati colpiti da proiettili di artiglieria pesante. Passiamo così davanti alla casa dello studente per rendere una muta preghiera a quei ragazzi rimasti sepolti nel crollo dello stabile e le cui foto, affisse nella rete che delimita l'area sottoposta a sequestro, ci osservano con i loro sorrisi innocenti. E' un colpo al cuore.
L'area rossa è ancora oggi una vasta zona della città inaccessibile. Un cordone di forze dell'ordine e militari vigila sulle strade di accesso nelle quali possono entrare solo gli addetti ai lavori di ricostruzione e di rilievo degli stabili. Qui, oltre alle case, gli aquilani hanno sepolto i loro cari, i loro sogni, il loro passato e spesso anche il loro futuro. Gli scatti fotografici rubati al silenzio innaturale dei luoghi ci testimoniano l'orrore di quel 6 aprile 2009 ed un brivido ci percorre ripensando all'immane tragedia ed alle voci che in quella notte si levavano al cielo: madri e padri che urlavano i nomi dei propri figli, bambini che piangevano alla ricerca di un conforto familiare spesso non ritrovato, persone che, con le mani sporche di sangue, scavavano in quei primi istanti tra i detriti alla ricerca dei propri cari o in soccorso di lamenti provenienti spesso da ammassi informi di detriti.
Oggi, a distanza di un anno, tutto è pronto nella piazza centrale dell'Aquila per il rito di commemorazione; TV e Media si addensano per i consueti collegamenti in tutta l'area sullo sfondo del Duomo, muto testimone di un passato splendore che non sarà più. E' in questo silenzio che lasciamo il comandante Scipioni ringraziandolo in cuor nostro, ed a nome di tutti gli italiani, per essere stato presente in quei tragici momenti e per esserlo ancora con tutti i suoi uomini e con tutti gli altri rappresentanti delle forze dell'ordine, di soccorso e di volontariato.
Grazie.

articolo pubblicato il: 05/04/2010 ultima modifica: 08/04/2010

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