Quantus tremor est futurus
Quando Iudex est venturus
Cuncta stricte discussurus!
Così recita la seconda strofa del Dies Irae di Tommaso da Celano, divinamente musicato da Mozart in punto di morte ed un tempo recitato nel giorno dei defunti.
Non c'è dubbio che molti credenti, osservando la drammatica situazione della Chiesa e dell'ordine mondiale, possano ritenere di vivere alla vigilia della fine dei tempi. Lo stesso Gesù Cristo, molto sobrio in questa profezia al punto di affermare che neppure il Figlio è a conoscenza del momento, ma soltanto il Padre, tuttavia dà dei segni premonitori quando dice che le nazioni si scaglieranno contro le nazioni ed i re contro i re. Se ci limitiamo a questo passo il XX secolo, con le sue due guerre mondiali ed il loro corollario della Corea e del Viet-nam, per citare soltanto le più sanguinose e note, corrisponderebbe perfettamente alla descrizione.
Se non che il Redentore stesso aggiunge che non è ancora questa la fine, ed in realtà l'escatologia cristiana è ben più complessa di questa forma semplicistica con cui l'abbiamo sommariamente descritta.
L'età in cui stiamo vivendo, con la perdita della fede tra le masse, la crisi morale dei popoli, la persecuzione di tanti cattolici ed il dilagare di un islamismo non tanto e non solo anti occidentale, quanto sic et simpliciter anti cristiano - o per meglio dire anti occidentale perché anti cristiano - è solo la terz'ultima della storia.
Prima che giunga l'ora, come dice S. Paolo, "È necessario che Cristo regni, finché non avrà posto sotto i piedi tutti i suoi nemici (...); allora verrà la fine." (1 Cor., 15-24). E, come aggiunge S. Bonaventura, dovrà avvenire "La riparazione del culto divino e la riparazione della città. Allora si realizzerà la profezia di Ezechiele (Ez., 40-48), quando la città che è quaggiù, cioè quella militante, sarà conforme a quella trionfante (...). Allora avverrà la costruzione della Città e la restituzione di come era al principio, e allora vi sarà la pace." D'altra parte non recitano forse i credenti nel Padre Nostro - che è una preghiera collettiva e sociale, e non individuale - "Venga il Tuo Regno e sia fatta la Tua Volontà, come in cielo così in terra"?
Tali profezie, suffragate da molte altre come ad esempio quella di S. Caterina da Siena, preannunciano dunque un'età in cui i popoli ed i potenti di questo mondo saranno ricondotti alla fede, e Cristo Re regnerà su tutte le terre con i giovamenti politici e morali, la pace soprattutto, che conseguiranno.
Ma per essere più precisi, se vogliamo prestare orecchio all'ultima grande profezia del XX secolo contenuta nel messaggio di Fatima, la nuova età che si apparecchia non sarà soltanto quella del Salvatore, ma anche quella della sua Divina Madre: "Infine il mio Cuore Immacolato trionferà: Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e al mondo verrà concesso un periodo di pace." Successivamente, e solo successivamente a questa restaurazione della Gerusalemme terrena, ci sarà l'avvento dell'Anticristo e la fine dei tempi.
Chi, proclamandosi cattolico, crede anche all'elemento trascendente delle profezie, può allora dormire sonni tranquilli circa il Dies Irae. Nessun'altra età, come la nostra, sembra essere tanto lontana dalla pace e dalla giustizia preannunciate.