Sono stati spesi fiumi di parole circa l'effetto dell'utilizzo dell'euro sul bilancio delle famiglie italiane.
E' partita la solita caccia alle streghe per l'evidente aumento dei prezzi.
La più sfacciata delle streghe è il parchimetro o più precisamente il parcheggio a pagamento.
Non si è ancora perso nell'oblio della memoria il prezzo di 500 lire quale canone minimo. Ritengo di puntualizzare minimo, perché questo minimo dà diritto al periodo minimo di sosta che potrebbe essere dai 15 minuti in su, fino ad un massimo di un'ora.
Bene; con l'ingresso dell'euro automaticamente in costo minimo è diventato di 50 centesimi che rappresenta pressoché il doppio, con un incremento del 100%. Nel giro di qualche anno il prezzo del periodo minimo del tempo del parcheggio è ulteriormente aumentato a 60 centesimi ed automaticamente le macchinette che stampano la ricevuta da esporre sul cruscotto delle autovetture hanno messo fuori corso le monete da uno e due centesimi.
Mi vengono in mente le argomentazioni di coloro che per affermare che una responsabilità degli effetti negativi dell'euro era proprio il grande valore delle piccole monete, al quale gli italiani non erano abituati; gli stessi dicevano che sarebbe stato utile introdurre le banconote da uno e due euro.
Come si può giustificare un rincaro, tanto tempestivo da essere immediato, e di queste proporzioni, da parte della Pubblica Amministrazione, per un servizio al quale ben pochi utilizzatori delle autovetture nei centri urbani possono sottrarsi?
E con questa domanda diamo la possibilità ai colpevoli di sfoderare il più nobile e giusto dei motivi : " è necessaria la lotta all'inquinamento; bisogna scoraggiare l'uso delle auto private a beneficio dei mezzi pubblici; è assolutamente necessario ridurre il traffico di auto private che rendono caotica la vita nei centri urbani ed educare i cittadini ad un uso di mezzi meno inquinanti."
Il concetto appare chiaro e sicuramente condivisibile in relazione alla qualità dell'aria ed ai rumori che ci perseguitano quotidianamente in città. Ma qualcosa non quadra.
Come la mettiamo con gli incentivi per l'acquisto di nuove auto?
Da un lato si segue una politica che penalizza l'uso delle autovetture, dall'altra si incentiva l'acquisto di nuove auto. La necessità degli incentivi con elargizioni di danari dello Stato viene giustificata con il fatto che l'industria automobilistica è una importante risorsa per l'occupazione.
Quindi si grida alla disgrazia se scende la percentuale di acquisto di auto nuove e si maledice la decisione di non aver prorogato gli incentivi.
Una cosa è certa : quel poveraccio che per mancanza di soldi non ha la possibilità di comprarsi un'auto nuova se ne frega degli incentivi.
Altra cosa certa è che, per il bene di tutti, sarebbe necessario acquistare più auto nuove ma nel contempo non bisognerebbe usarle , bensì servirsi di mezzi pubblici.
Per facilitare una simile politica sarebbe intelligente pensare all'introduzione di incentivi per l'acquisto dei garage, in modo tale che si abbia anche la possibilità di trovare un ricovero a questo immenso parco macchine , acquistato ma da non utilizzare. L'indimenticato comico Alberto Talegalli avrebbe liquidato tutto con una frase: "qui più ci studio e meno ci accapisco".
articolo pubblicato il: 24/08/2010 ultima modifica: 25/09/2010