Secondo The Wall Street Journal (edizione online), se in Europa ci sono troppo vini di scarsa qualita' la colpa e' delle cooperative vinicole.
"Le cooperative vinicole - scrive The Wall Street Journal - risalgono al secolo scorso, sono gestite dai propri soci e sono obbligate ad accettare le uve que loro stessi producono, che siano o no mature. Sono solite pagare in base alla quantita' e non alla qualita'.
Nonostante che alcune cooperative abbiano nelle proprie cantine strumenti moderni, i loro soci sono incoraggiati a sfruttare al massimo i propri vigneti e a creare un eccesso di produzione. Il risultato e' che le uve che non sono ancora mature producono un vino leggero, spesso amaro al gusto".
L'articolo dell'autorevole giornale di New York prosegue la sua disamina facendo esempi precisi, come l'assoluta contrarieta' dei trecento soci della cooperativa francese di St Emilion a qualsiasi innovazione migliorativa, mentre esiste in zona un vino di alta qualita', prodotto da un vignaiolo indipendente.
L'articolista conclude raccomandando estrema precauzione prima di
comprare un vino di cooperativa, perche' afferma "molte cooperative, coscienti
della loro cattiva reputazione, tentano di mascherare l'umile origine del
proprio vino con eleganti e complicate etichette, quasi impossibili da essere comprese dal consumatore".