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cronache
e l'ultimo chiuda la porta

Che ne sarà di Niue? L’isoletta nell’oceano Pacifico, una delle nazioni più piccole del mondo, potrebbe rimanere disabitata. I suoi 1600 abitanti sono stati recentemente messi alla prova dall’ennesima difficoltà.

Il sei gennaio scorso il ciclone Heta si è abbattuto sui 258 chilometri quadrati dell’atollo corallino (il secondo per grandezza al mondo, ma sempre piccolo per essere uno Stato sovrano), con venti che soffiavano ad una forza pari a 300 chilometri a l’ora e violente mareggiate, lasciando senza casa 200 persone e distruggendo l’unico ospedale dell’isola.

La Nuova Zelanda, con la quale Niue ha un accordo di ‘libera associazione’ (una forma di ‘protettorato’), ha detto che accetterà qualunque decisione adottata dal governo di Alofi, capitale della piccola isola, rispetto al futuro del Paese. Quando il ciclone ha colpito Niue, infatti, il parlamento locale (composto da 20 deputati e quattro ministri) aveva in agenda la discussione su una possibile trasformazione dell’assetto costituzionale della nazione, in considerazione anche della grave crisi demografica.

Niue doveva valutare se ‘confluire’ completamente nella nazione neozelandese, se avviarsi verso la completa indipendenza oppure lasciare le cose come stavano. Prima del cataclisma, la popolazione propendeva per lo ‘status quo’ ma ora la situazione è alquanto cambiata.

Sembra infatti che molta gente non abbia in programma di ricostruire le case e le strutture danneggiate dal ciclone e stia valutando seriamente la possibilità di trasferirsi in Nuova Zelanda (2400 chilometri a sudovest) dove complessivamente vivono 20mila oriundi niuani.

A spingere la popolazione su questa strada contribuiscono degli imprevisti nel lavoro di ricostruzione emersi dopo la prima emergenza.

Sembra infatti che la tempesta, frantumando le pareti e i tetti delle case, abbia esposto le parti in amianto che componevano la struttura delle case: una sostanza tossica la cui rimozione ha bisogno di attrezzature e mezzi speciali per evitare contaminazioni cancerogene. Non solo: il ciclone ha posto un serio freno all’economia dopo che, molto diligentemente e con tenacia, la popolazione locale si era impegnata in due progetti si sviluppo: la costruzione di un allevamento di pesce e la produzione di vaniglia.

Anche il settore turismo, ultimamente, malgrado due alberghi e un buon aeroporto, per non parlare delle magnifiche spiagge, non dava le soddisfazioni sperate.

Il momento è grave. La popolazione di Niue è così esigua, a causa della continua emigrazione dei giovani in cerca di maggiori opportunità, che anche la partenza di poche centinaia di persone potrebbe compromettere la ‘funzionalità’ dei servizi minimi per la vita sociale.

Il primo ministro di Niue, Young Vivian, ha escluso che il suo Paese, autonomo dal 1974, torni alla Nuova Zelanda e si è detto sicuro che la popolazione non lascerà l’isola e ancora una volta non si darà per vinta.

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