Sussistono enormi contrasti nell'India del XXI secolo. Nonostante l'ostentazione della modernità, con grandi ed eleganti centri commerciali, la fiorente industria culturale, la crescita dell'economia, i cambiamenti sociali vanno avanti a rilento: l'appartenenza ad una determinata casta, anche se ufficialmente le caste non esistono da decenni, è un fattore determinante nella vita degli individui, così come l'essere maschio o femmina, dato che la richiesta di dote è sempre alta e molte bambine non giungono mai a nascere per gli aborti selettivi.
Il matrimonio si è convertito nel principale campo di battaglia tra tradizione e modernità. Nelle città molti giovani si scelgono tra di loro, anche influenzati da film in cui le coppie si formano per amore e non per altri motivi, ma ancora moltissimi matrimoni sono negoziati e governati da codici ristretti basati sulle caste.
La regola arcaica vuole che i genitori cerchino le spose per i figli all'interno della stessa casta, ma rigorosamente fuori dal proprio clan. Fino a pochi anni fa la seconda regola non era molto applicata, ma oggi, per combattere cambiamenti che sono visti come un pericolo, i consigli degli anziani delle zone montuose del nord la impongono con tutta la durezza che le comunità più arretrate riescono ad esprimere.
Un clan, nelle zone montuose, comprende decine di migliaia di persone di diversi paesi, anche relativamente distanti tra di loro. Due giovani che appartengono allo stesso clan non possono sposarsi, perché per la legge tribale sono considerati fratello e sorella, anche se non sono nemmeno lontanamente parenti.
Se una coppia cerca di sfidare il tabù viene separata, condannata all'ostracismo e in molti casi anche assassinata. Secondo fonti governative, nel solo stato di Haryana lo scorso anno ci sono stati più di cento episodi cruenti, quasi mai puniti.
Un caso che ha avuto un esito giudiziario è stato quello di Manoj Banwala, di ventitré anni, e di sua moglie Babli, di diciannove, assassinati nel 2007 dal fratello di lei e da altri familiari perché appartenenti allo stesso clan. Gli assassini sono stati condannati a morte ed il capovillaggio all'ergastolo.
Molti sono le coppie giovani che chiedono aiuto alla polizia o sono costrette a nascondersi, come Ravinder e Shilpa, che dopo una settimana di matrimonio sono dovuti fuggire lontano per sfuggire all'ira degli anziani del clan.
Il governo centrale ha richiesto informazioni a quelli regionali sui casi di omicidio delle coppie, uno dei quali accaduto addirittura nella Capitale del Paese, ma nello stesso tempo crescono le pressioni dei fondamentalisti indù affinché la legislazione sia cambiata e i costumi medievali che considerano fratelli coloro che appartengono allo stesso clan divengano legge della modernissima India.
articolo pubblicato il: 10/10/2010