al Teatro Filodrammatici di Milano,
dal 12 al 24 ottobre 2010
1984
di G. Orwell
Regia: Simone Toni
Musiche: Carlo Borsari
Scene e costumi: Alessandra Gabriela Baldoni
Disegno luci: Fiammetta Baldiserri
Assistenti alla regia: Diana Manea, Tania Govoni
Foto di scena: Piergiorgio Raffaelli
Personaggi ed interpreti
(in ordine di ingresso)
Winston: Luca Carboni, Alberto Onofrietti, Camillo Rossi Barattini
Julia: Valentina Virando, Annalisa Salis, Federica Castellini
Syme: Michele di Giacomo
O'Brien: Giulia Valenti, Massimiliano Tradii Bersani, Simone Toni
Parsons: Stefano Moretti
Mrs Parsons: Diana Manea
Prolet: EriKa la Ragione
Una donna: Alice Casadei
Goldstein: Stefano Toni
1984 dal 12 al 24 ottobre 2010 al Teatro Filodrammatici di Milano
Orario spettacoli
martedi 20.45
mercoledi 19.30
giovedi 20.45
venerdi 20.45
sabato 20.45
domenica 16.00
Lunedi riposo
Biglietti:
martedi/mercoledi/giovedi Unico € 12.00
venerdi/sabato/domenica Intero € 18.00
venerdi/sabato/domenica Ridotto € 12.00
Under 18 € 08,00
Per info e prenotazioni 02 36595671
Quest'anno in Italia si è giunti al decimo compleanno del "Grande Fratello", reality di successo,
accattivante, che fa discutere, crea nuove tendenze e condiziona fortemente la vita dei giovani
e meno giovani che lo seguono.
A dispetto dei pericoli e con macabra ironia si assiste a questa trasmissione claustrofobica che
sta segnando un'era: l'era in cui il quotidiano diventa spettacolo, in cui la vita privata delle
persone fa audience, in cui sapere di essere spiati è eccitante e ci fa sentire importanti.
Credo che sarebbe opportuno ricordare cosa fosse per George Orwell il "G.F." e chiedersi da
cosa volesse mettere in guardia noi, generazioni future. 1984 è una violenta critica al regime
comunista e più in generale una critica verso ogni forma di totalitarismo. Nel futuro descritto da
Orwell esiste un solo partito i cui slogan sono: la guerra è pace, la libertà è schiavitù,
l'ignoranza è forza.
La nostra società è davvero così diversa da quella descritta da Orwell? Siamo davvero liberi?
Quali sono i metodi odierni di controllo sull'individuo?
il nostro interesse si è focalizzato principalmente sull'analisi del romanzo, sono state
selezionate alcune scene fondamentali in modo da rispettare per quanto possibile l'ossatura
drammaturgica ed altre per non rinunciare alle tematiche filosofiche e alla particolarità del
mondo descritto da Orwell. Ovviamente il romanzo è stato tagliato e ridotto ma non è stato in
alcun modo riscritto, abbiamo deciso di usare solo le parole scritte da Orwell.
La sensazione che si ha è quindi quella di assistere a una particolarissima lettura del romanzo
in cui gli attori rappresentano e recitano i diversi piani narrativi nella stessa dimensione spaziotemporale.
Tutto ciò potrebbe sembrare poco chiaro, ma diventa molto semplice ed efficace se applicato a
1984 in cui il protagonista è continuamente sotto controllo: l'attore che racconta la storia
diventa nello stesso tempo colui che osserva e anche tutti i luoghi che descrive, mentre l'attore
che vive la storia raccontata dal collega recita come se fosse solo, ignaro dei movimenti degli
altri, e interpreta la sua parte accerchiato dalla "scenografia parlante" che abbiamo scelto
come convenzione teatrale per raccontare il nostro 1984.
Gli Attori si muovono sulla scena scambiandosi di volta in volta le parti e seguendo schemi nati
da un lavoro laboratoriale svolto su "metamorfosi" di Escher. Abbiamo una sensazione di
precaria omologazione fra i personaggi, come se chiunque potesse diventare protagonista di
1984 e questo forse è uno degli avvertimenti che Orwell ha nascosto tra le righe della
lungimirante favola che ha scritto prima di morire, esattamente sessant'anni fa.
Simone Toni
Ho orientato la mia ricerca privilegiando contenuti linguistico grammaticali prima ancora che
musicali. Orwell prefigura, all'oggi penso sia un tenero eufemismo, una società di individui che
si riconosce (quindi che accetta senza condizioni la propria esistenza) nel quadro di un'etica
comune descritta con il termine "Socing". Una dottrina quindi che si attiene a principi stabiliti.
Ma l'ordine posto in atto per mantenere l'assetto sociale, incarnato nella figura del Grande
Fratello, rivela una profonda (e aggiungerei) irrinunciabile natura contraddittoria. Il senso
contraddittorio non va percepito come qualcosa di avverso o sfavorevole, anzi, nell'esercizio del
controllo e del dominio delle menti messo in pratica dal "Partito", la contraddizione
implicitamente riconosciuta nelle parole viene messa al servizio di una logica manipolatoria con
l'obiettivo di ottenere un maggiore controllo della mente degli uomini. "E' infatti solo
conciliando gli opposti che diviene possibile conservare il potere all'infinito..." Il "bipensiero" e
ancora "la Neolingua" non rappresentano altro che l'oscuro disegno dei pochi che esercitano il
dominio ed il controllo sui molti cercando di eliminare sfumature e colori che altrimenti
arricchirebbero la sfera d'azione del pensiero: "...A ogni nuovo anno una diminuzione del
numero delle parole e una contrazione ulteriore della Coscienza..."
Bene! Quest'ultima parola "Coscienza" introduce il tema che più mi intriga nel cimentarmi sulle
musiche di scena e che ritengo personalmente il contenuto fondamentale del romanzo: si tratta
del tema legato al recupero della memoria. Oserei chiamarlo Riscatto. Perchè non si tratta di una
memoria di natura puramente intellettuale. No affatto! Winston non accetta più che il
modello di esistenza proposto/imposto dal Grande Fratello sopprima il passato con deliberate
menzogne spazzando via tutto ciò che fino a quel momento è appartenuto agli uomini:
tradizione, memoria storica, cultura, coscienza. Dignità.
La combinazione tra lo sforzo nella ricerca di memorie perdute e le rivelazioni oniriche descritte
da Orwell all'interno del libro mi hanno stimolato nel produrre una musica vicina (almeno sotto
il profilo estetico) al linguaggio jazzistico della tradizione etno-europea diffusa dalla celebre
etichetta ECM tra la fine del 1970 per tutto il ventennio successivo. Lavorando quindi per
approfondire un certo linguaggio compositivo, ho unito l'impegno intellettuale nel penetrare i
contenuti del testo sopracitati per cercare le suggestioni sonore da sovrapporre agli scenari che
verranno realizzati... ...ho pensato all'allestimento di un organico strumentale che condensi le
esigenze timbriche della mia ricerca: Vibrafono, suonato da Pasquale Mirra, Batteria e
Percussioni suonati da Marco Frattini, Contrabbasso, suonato da Roberto Bartoli e Chitarra
elettrica, suonata dal sottoscritto. Nell'augurare a questo lavoro il riconoscimento che merita,
desidero giocare con i suoni della lingua francese citando un pensiero di Raymond Queneau che
si accosta con semplicità al senso della lotta che Winston Smith e Julia, praticano per conservare
un granello di umanità: "Rêver e révelér c'est à peu près la même mot". Sognare e rivelare è
press'a poco la stessa parola.
Carlo Borsari
articolo pubblicato il: 12/10/2010