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un paese sottosopra

sindacati, politica e banche di fronte alle sfide della globalizzazione

di Domenico Massa

Oggi 12 gennaio potrei andare a dormire sereno: le borse volano, i titoli di stato portoghesi sono stati tutti agevolmente collocati, ottime speranze o quasi certezze per il buon esito dell'asta di domani per i titoli spagnoli: tutti segnali positivi che indicano la direzione di uscita dalla più grave crisi finanziaria che mai si sia conosciuta. Nonostante tutto ciò l'angoscia attanaglia il mio cuore. Tra tante buone notizie ce ne sono alcune che mettono a nudo la gravità della situazione domestica, cioè del nostro amato paese: l'Italia.

Angela Merkel annuncia leggiadra che in Germania è stata raggiunta una situazione di completa occupazione, cioè non ci sono più disoccupati. A casa nostra non si vede luce, i lavoratori sono costretti ad un referendum: o mangi la minestra o salti la finestra.

Il capo del sindacato della Chrysler afferma che non ha nessuna intenzione di esprimere giudizi sul referendum in corso alla FIAT, ma si affretta a precisare che i rapporti tra il sindacato dei lavoratori statunitensi e Marchionne sono ottimi e che non avrebbe mai pensato di poter trattare con una persona di così significativo spessore. Perché? Perché accade questo. La risposta è agghiacciante: siamo in un paese che vive sottosopra.

Alla Chrysler il sindacato è compartecipe con una quota maggioritaria e quindi è completamente ed indiscutibilmente interessato al buon funzionamento dell'azienda, senza contare che i dipendenti, che non possono contare su una pensione pubblica, investono nell'azienda anche le risorse che saranno necessarie al loro sostentamento una volta in pensione. Di fatto, come in tutto il mondo anglosassone, il sindacato ed i fondi pensione fungono da controllori del sistema finanziario, perché dispongono di ingenti mezzi rivenienti dagli accantonamenti degli iscritti.

Nel sistema Italia il controllo era affidato alle Fondazioni delle Casse di Risparmio e delle Banche Popolari, ma per effetto delle aggregazioni e fusioni è stato di fatto scippato alle numerose piccole realtà per essere concentrato nelle mani di pochi, con la conseguenza che non esiste una visibile distinzione tra controllato e controllore. A nulla servono i compassionevoli gesti di ribellione delle piccole fondazioni :"non firmo il bilancio". Risposta: e chi se ne fre.... tanto gli utili non ci sono, o meglio li faccio sparire, e quindi anche quest'anno non sarà possibile reinvestire sul territorio. Nelle piccole cittadine dove la comunità ha di fatto perso il controllo sulla piccola cassa di risparmio nulla appare cambiato, il Presidente della fondazione continua a fare l'assicuratore e nessuno lo ferma per strada per domandare quale sarebbe stata la consistenza del plateale gesto (la mancata approvazione del bilancio). I controllori sono troppo spesso alla mercè dei controllati.

Se il sindacato non svolge pedissequamente la propria funzione e si trasforma in un competitore della Politica, sponsor ed al tempo stesso sponsorizzato di questa o quella ala del Parlamento, se il Governo è ondivago in relazione al modello socio economico da adottare e alterna provvedimenti in chiave liberista a quelli di protezionismo e troppo spesso garantismo per alcune classi sociali, allora non resta che prendere atto che un altro treno è passato e solo pochi accorti sono riusciti a salire, mentre i soliti distratti sono rimasti sul marciapiede. Purtroppo i venti della globalizzazione non daranno tregua a questi poveri distratti e molto probabilmente i prossimi treni passeranno a velocità sempre più sostenuta, con la diretta conseguenza che sarà più facile finire sotto le rotaie piuttosto che salire e sedere su una carrozza.

articolo pubblicato il: 13/01/2011 ultima modifica: 24/01/2011

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