In Europa tutti hanno una buona ragione per non fidarsi dell'Italia.
In Italia esiste il più forte partito comunista nato, cresciuto e sopravvissuto alla caduta della cortina di ferro.
Un partito comunista che è stato in grado di modernizzarsi e capace di evitare di confrontarsi con le nefandezze che furono commesse dallo stesso in nome di una ideologia. Capace di accettare che i suoi più convinti sostenitori si trasferissero in Unione Sovietica per poter vivere a pieno il loro sogno, un sogno che si trasformò in un incubo dal quale non c'è risveglio. Uomini e donne, convinti comunisti, che pagarono solamente perché erano testimoni oculari di ciò che avveniva oltre la "Cortina di Ferro".
Un partito comunista che in Italia ha potuto esprimere le più alte cariche dello Stato e che ha condizionato l'Italia fin dalla redazione della Carta Costituzionale.
I Paesi europei dell'ex blocco Sovietico ci guardano con sospetto e vogliono essere sicuri di non doversi confrontare nuovamente con comunisti. Esiste infatti la possibilità che comunisti italiani possano essere eletti in Europa, in quanto carichi di ambizione verso le cariche europee. In Europa tutti hanno una buona ragione per non fidarsi dell'Italia: per gli altri Paesi basti pensare agli esiti delle alleanze: i detrattori dell'Italia amano ricordare che gli italiani non hanno mai terminato una guerra al fianco dell'alleato con cui la hanno iniziata.
Probabilmente il fardello dei nostri oltre duemila anni di storia si fa sentire: quell'Italia che fu la luce del mondo allora conosciuto e alla quale si deve la scoperta dei nuovi mondi ora si è avvitata e precipita nell'impossibilità di ritrovare la via della rinascita, anche se ora è possibile solo pensare alla rinascita culturale abbandonando per sempre la speranza per quanto riguarda quella economica.
Non riusciamo ad affrancarci da quello spirito da epoca dei "Comuni" divisi sempre tra guelfi e ghibellini. Ci manca tanto un Trilussa ed abbondano i Savonarola.
Tutti addossano la responsabilità del decadimento alla parte avversa e dimenticano che l'ignoranza della storia è la sola causa. Nello scontro tra guelfi e ghibellini l'unico interesse è il risultato finale e a nessuno interessa il necessario percorso di comprensione della complessità delle problematiche che si devono affrontare. Viviamo nell'era degli "spot": massima sintesi destinata ad indirizzare l'orientamento delle masse.
Lo studio, al contrario, è fatica.
Basterebbe un poco di buona volontà per trasformare un giornalista dei giorni nostri in un "Trilussa" e neanche troppa fatica, perché oggi con il copia- incolla si fanno miracoli.
Basterebbe rileggere quanto scritto sui giornali all'epoca in cui si svolgevano i fatti per comprendere meglio le omelie delle rievocazioni: che cosa scriveva il Partito Comunista all'epoca della repressione della cosiddetta "Primavera di Praga" e quello che viene scritto oggi nelle omelie.
Se chi scrive e parla oggi è lo stesso che aveva parlato e scritto in quel tempo, deve sicuramente dare delle spiegazioni alle proprie dissonanze, altrimenti chi non si fida dell'Italia forse ha ragione.
articolo pubblicato il: 24/01/2011 ultima modifica: 23/02/2011