I generali birmani che detengono il potere fin dai primi anni Sessanta vivono nel lusso e nei piaceri, tra grandi banchetti ed appassionate partite a golf. Il 40 per cento del bilancio statale va all'esercito, mentre l'economia si regge per larga parte sul commercio di droga e sul contrabbando. Si calcola che ogni mese centinaia di ragazzine abbandonino il Paese per andarsi a prostituire in Cina o in Tailandia e che ottanta bambini su mille non raggiungano i due anni di eta'.
Nel frattempo i generali si divertono a cambiare nomi a luoghi ed istituzioni; la Birmania si chiama ora Myanmar, la capitale, Rangoon, Yangoon e, con feroce sarcasmo, e' stato denominato Consiglio per la Pace e lo Sviluppo l'organo di repressione del dissenso. Di dissenso, in realta', non ce n'e' molto, dopo quarant'anni di controllo poliziesco: Nessuno si permette di criticare il Governo, nemmeno in privato; le guide turistiche sono addirittura obbligate a redigere ogni sera un'informativa su cio' che hanno visto e fatto i turisti.
In Birmania non esistono molte alternative. Si rischia di essere arruolati a forza tra i 350mila effettivi dell'esercito (nessuna paga per i bambini) o di finire a lavorare forzatamente nella costruzione di strade extraurbane. Ragazzi di tredici, quattordici anni sono costretti a partecipare ad esecuzioni sommarie di persone giudicate fiancheggitrici della guerriglia antigovernativa. Non e' che tra le file dei ribelli le cose vadano meglio, in quanto anche i rivoltosi non si fanno scrupolo di arruolare ragazzini.
Nonostante le enormi ricchezze naturali, petrolio, gas, boschi, il Paese e' sempre piu' povero. Come purtroppo spesso accade in diverse parti del Terzo Mondo, sono grandi imprese occidentali a sfruttare le ricchezze naturali, appoggiando piu' o meno velatamente i governanti corrotti. La lista delle societa' che operano in Myanmar e' piuttosto lunga, ma sicuramente l'impresa che fa gli affari migliori (e maggiori) e' la francese Totalfina Elf.