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editoriale
non si voterà ad aprile: c'è il processo a Milano
di Ada

Non vi sono ormai dubbi sulle straordinarie capacità "politiche" del gruppo dei PM di Milano che da diversi anni lavora sui casi giudiziari di Berlusconi. La fissazione della data del 6 aprile prossimo per la prima udienza del processo per direttissima sul caso Ruby, è l'ultima prova. Se si dovesse, infatti, votare nella prossima primavera il processo avverrebbe in piena campagna elettorale con conseguenze mediatiche catastrofiche nei confronti del presidente del Consiglio dei Ministri e del suo partito.

Berlusconi sa bene che si parlerebbe soltanto di feste e ragazze, di ville, soggiorni e sollazzi vari, di intercettazioni telefoniche e ambientali a tappeto e via ripetendo su scala più ampia quello che è avvenuto negli ultimi mesi. Dove andrebbero a finire i tanti programmi ( ma dove sono?) di rafforzamento del Paese?: nessuno ne parlerebbe o li ascolterebbe. Si dirà che non era questa l'intenzione dei giudici nel fissare la data per un processo per direttissima, ed è sicuramente vero, ma il risultato non cambia. Anzi rafforza l'intenzione di Berlusconi di non dimettersi volontariamente e di non offrire su un piatto d'argento la testa ai vecchi e nuovi oppositori.

D'altra parte la decisione del rinvio a giudizio del premier non era inattesa ed i suoi avvocati avranno in mano tra poco tutte le carte dell'indagine. Ma che cosa farà Berlusconi? Andrà a Milano per sottoporsi al processo? Non lo crediamo anche perché smentirebbe anni di rifiuti, ed in compenso ne ricaverebbe un'altra valanga di accuse. Ed allora quali previsioni si possono fare? Nessuna: continuare con il Governo semibloccato ( soprattutto nelle Commissioni parlamentari) da un limitatissimo voto di maggioranza ? Trovare qualche altro parlamentare "responsabile" e disponibile a far parte della maggioranza? Possibile, addirittura nello stesso campo dei finiani che dopo un congresso in tono minore rischiano di dividersi ancora tra di loro per una questione di poltrone dirigenziali.

Il colpo grosso sperano di farlo invece i dirigenti del PD che stanno offrendo alla Lega Lombarda di staccarsi platealmente da Berlusconi con un "premio" da non buttar via: vi daremo noi il federalismo se lasciate il Cav al suo destino. Bersani e Veltroni assediano Bossi con un'offerta allettante se non facesse parte di un'operazione studiata a tavolino da anni e che ora come ora ha il sapore di una politica infantilmente spiritosa: Non sappiamo naturalmente cosa farà Bossi, un uomo che non si lascia trascinare facilmente su sentieri pericolosi. E se Berlusconi lo avesse ascoltato, quando Fini uscì dal PDL, convincendolo ad andare subito ad elezioni anticipate, forse oggi non si troverebbe in questa difficile situazione.

articolo pubblicato il: 16/02/2011

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