Ludwig WITTGENSTEIN
(Austria 1889 - Inghilterra 1951)
Nasce a Vienna, da una famiglia facoltosa. I suoi erano industriali della metallurgia. Sin da piccolo il padre lo instrada alle nozioni tecniche, fisiche e matematiche. All'inizio Ludwig lo segue, dopo si accorge che gli piace la matematica più di tutto il resto e non ne vuole sapere dell'impresa familiare.
A 23 anni frequenterà l'Università di Cambridge, il centro maggiormente avanzato per studi di logica matematica e di matematica pura. Dopo un anno lascia e va a vivere in Norvegia. Scoppia la prima guerra mondiale e si arruola come volontario. Viene fatto prigioniero dagli Italiani. Finita la guerra, farà il maestro elementare, in Austria. Poi si metterà a fare il giardiniere in un convento di suore a Vienna. Successivamente ritornerà in Inghilterra e a Cambridge otterrà la docenza. Scoppia la seconda guerra mondiale e lui chiederà la cittadinanza inglese. Opererà come assistente in un ospedale. Terminata la guerra, abbandona la cattedra e andrà a vivere in Irlanda, in solitudine. Nel 1949 ritorna in Inghilterra dove morirà due anni dopo.
Un uomo a volte sereno, a volte irrequieto, dubbioso, spesso strampalato.
Dell'antico e giovanile tecnicismo sicuramente qualcosa gli è rimasto dentro. Come i bambini vogliono smontare i giocattoli per guardar dentro, così ha fatto lui con le parole. Ha passato la vita a cercare di capire cosa si nasconde dietro le parole.
Queste le sue meditazioni.
Cosa è il mondo ? Il mondo è tutto quello che si avvera sotto i tuoi occhi. Quello che avviene sono l'insieme di fatti. Questi fatti sono qualcosa. Questi qualcosa non sono muti, silenziosi, ma manifestano un quid, hanno un significato. I significati sono raffigurati da parole, segni, suoni, ecc., L'insieme di tutti questi elementi sono le proposizioni, L'insieme delle proposizioni è il linguaggio.
Tutto è "fatto"; ciò che accade, il linguaggio che serve per esprimerlo, le proposizioni con le quali lo esplichi, i vari segni di cui ti servi per indicare.
Pensiero e linguaggio sono identici.
Ciò che pensi non puoi pensarlo se non con il linguaggio che possiedi, e il linguaggio che usi intanto lo usi in quanto l'hai pensato così come lo stai usando.
Quindi, gli oggetti che costituiscono il mondo sono i fatti, quelli che costituiscono il linguaggio sono le proposizioni. A seconda della combinazione di tutti questi oggetti, si ottengono fatti esprimibili nel linguaggio e linguaggio che si raccorda con il mondo.
Pertanto, i limiti del linguaggio diventano i limiti del mondo. I limiti del mio capire, pensare ed esprimere sono i limiti per capire, pensare ed esprimere il mondo.
"Su ciò di cui non sei in grado di dire nulla, nulla dire".
Adesso riflettiamo un momentino anche noi.
Da quello che Wittgenstein sostiene si desume che l'esprimibile, il concepibile, divengono i padroni del mondo. E allora ci chiediamo : se il mondo con il suo linguaggio e il linguaggio con il suo mondo sono incomprensibili, che si fa ?
Il linguaggio diventa i linguaggi, quindi, non un punto di riferimento dialogico ma tanti approdi cognitivi quanti sono le variegate, particolari e differenti fantasie dell'uomo.
La filosofia deve abbandonare le sue alte vette, e quindi sfumano le millenarie collocazioni assolute per dare posto a concetti più giornalieri e di uso quotidiano, fino a sottolineare, come crede Wittgenstein, che tutto ciò che conta nella vita dell'uomo è ciò di cui dobbiamo tacere. Una forma di misticismo personale che andò rincorrendo nella sua vita.
Una tesi interessante ha propugnato. Tutti i problemi sono, nella sostanza, problemi di linguaggio, e possono essere risolti accertando rigorosamente il significato dei termini impiegati, per i quali il linguaggio naturale ci viene in soccorso e ci è di esempio.