La sovrapposizione (di immagini, scritte, loghi, macchie...) e l'interruzione, l'intervento come a tagli, a linee falcate sottili che
s'irrobustiscono o si allungano come materia elastica e plastica sono due dei segni ricorrenti nella tumultuosa precipitazione
dell'universo figurativo e formale di Schnabel: esse forniscono alcune linee di lettura ma non esauriscono certamente tutti gli
scarti repentini, sia formali che semantici, in cui si gioca lo spostamento ininterrotto del suo discorrere e rappresentare, del suo
inabissamento, delle sue apnee, delle riemersioni e delle esplosioni cromatiche.
Schnabel sembra compulsivamente indotto a mutare il senso, a spiegare didascalicamente ciò che è e che non appare, ovvero
ciò che pur nell'apparire tradisce i sensi e la ragione (Di che pasta sei fatto, Inviernosexoprimaveral, Marica Para Ligar Maric
Para Luchar, Hat Full of Rain e così via); ciò che gli consente di ridisegnare la ragnatela di significazioni e la geometrica
semplicità di ordinate e ascisse. È altresì quello che gli fa realizzare straordinari ritratti, bilanciare e sospendere in equilibrio
corpi su fili d'erba e piramidi su parole e trasfigurare macchine in elefanti e viceversa.
Le immense gocce bianche (che sono in realtà delle sospensioni più che delle cancellazioni), le didascalie dentro il quadro,
sopra la fotografia, su dipinti fotografati nel momento stesso della loro esposizione in una mostra, che vengono quindi ridefiniti,
negati e recuperati in differente dimensione, supporto, contesto: tutto questo è segno dell'inesauribile vitalità dell'artefice e
versatilità del linguaggio, dinamico, aperto, liquido, prensile e disponibile, pesante e sfuggente.
È questo il motivo (uno dei motivi) per cui le mostre di Schnabel diventano, nel momento stesso in cui si definiscono e in quello
in cui si realizzano e si montano, un'opera nell'opera o, se si vuole, un metatesto composito, inafferrabile e irriducibile a una
sola dimensione, a una sola categoria e tipologia espressiva.
Così è in questa mostra del Correr in cui la molteplicità e la complessità del lavoro (e dei linguaggi) di Julian Schnabel
emergono in tutta la ricchezza e la tridimensionalità della sua scrittura, in tutta l'ambiguità creativa del suo ininterrotto
prometeico aggirarsi tra segni e cose, nel suo incessante mutare le cose in segni e i segni in cose.
Dal 4 giugno al 27 novembre 2011 le prestigiose sale del Museo Correr di Venezia ospiteranno la mostra "Julian Schnabel.
Permanently Becoming and the Architecture of seeing".
L'evento è prodotto e organizzato da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e
realizzata grazie a Maybach, main sponsor dell'evento, e di BNL Gruppo BNP Paribas.
Il percorso espositivo, a cura di Norman Rosenthal, offre l'opportunità, tanto attesa, di capire l'opera Julian Schnabel, artista
visionario i cui dipinti hanno modellato e continuano a influenzare il paesaggio di quella che viene definita l'arte contemporanea.
La mostra presenta oltre quaranta opere che ripercorrono la sua carriera dagli Anni '70 ad oggi e non c'è cornice migliore del
Museo Correr di Venezia, storico crocevia fra Oriente e Occidente. Schnabel, infatti, oltre a essere un grande artista americano,
è anche un artista del mondo che ha fatto da ponte fra Est e Ovest, assimilando culture diverse e aprendo nuove strade all'arte.
Il suo è un progetto di sdoganamento per le nuove generazioni di artisti, una spinta a espandere i confini dell'arte
contemporanea.
La retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, ma basata anche sulla tradizione
europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani - come El Greco e Tintoretto - e che interpreta
rimandi letterari e culturali, antichi e moderni da Omero a Eschilo, all'arte dei grandi maestri, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí
a Pablo Picasso.
Oltre ai i suoi celebri plate paintings la mostra offre opere create con una varietà infinita di tecniche e materiali - dal velluto alla
tela cerata, da pezzi di legno recuperati in tutto il mondo, a vele, fotografie, tappeti, teloni e qualsiasi superficie piatta che ispiri i
suoi processi creativi - e illustra un modo di utilizzare queste materie che, estrapolate dal loro contesto originario, assumono
nuovi significati come realtà dipinta.
Verso la fine degli Anni '70 i plate paintings riorganizzarono la logica della pittura, coltivando un nuovo terreno artistico, e
fungendo da rimedio alla cosiddetta "morte della pittura".
Pittore, scultore e regista, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente
forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. Un talento nato dalla pittura che lo porta a sondare più campi artistici e
a cimentarsi nel mondo del cinema dove riesce come ottimo regista con i film Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000
(vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia), Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 (vincitore del premio
per il miglior regista al Festival di Cannes). La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua
produzione artistica al punto che i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica.
La mostra si apre con l'installazione "Queequeg", grandiosa scultura in bronzo alta oltre quattro metri. Quest'opera è l'ultima di
una serie di sculture cominciata nel 1981 e il cui viaggio iniziò nel 1982 fra le montagne di Chantarella, St. Moritz. "Queequeg" è
il primo frutto dell'accordo biennale che Julian Schnabel ha concluso con la casa automobilistica di lusso Maybach. "Queequeg
- The Maybach Sculpture" è stata presentata in anteprima mondiale all'Art Basel Miami Beach 2010. Questa collaborazione è
un'ulteriore conferma dell'impegno profuso da Maybach nel mondo dell'arte contemporanea a sostegno di artisti noti e del loro
impegno nell'accompagnare i protégés più giovani e talentuosi, oltre che di istituzioni dell'arte quali il Louvre e la Fondazione
Beyeler.
L'esposizione continua con gli straordinari "Surf Paintings" intitolati "Painting for Malik Joyeux and Bernardo Bertolucci"
(2006), alti più di sei metri, posizionati nello spendido scalone neoclassico del Museo Correr. In queste opere, realizzate su
poliestere in gesso e inchiostro, l'artista unisce la sua passione per l'arte e per la regia a un'altra grande passione della sua vita,
quella per il surf. L'acqua e il surf sono usati come metafore della libertà. I dipinti sono dedicati a due personalità piuttosto
divergenti: Malik Joyeux, surfista professionista e Bernardo Bertolucci, famoso regista italiano.
Il tema del mare è ricorrente nei dipinti e nei film di Schnabel; la vastità del soggetto porta l'artista a dipingere su supporti molto
grandi in grado di inglobare lo spettatore all'interno dell'esperienza visiva come accade al cinema. Nel suo grande capolavoro
"The sea" del 1981, realizzato in Amagansett utilizzando frammenti di cocci di vasi messicani, questa volta il mare non viene
rappresentato come elemento della natura che sta per essere eroicamente conquistato da un surfista ma diventa evocativo del
tempo, della storia e forse di un cammino verso la fine, da cui si percepisce un immagine di sconfitta, di affogamento, andando
a creare un'immagine di dissesto culturale.
In mostra non mancano altri plate paintings, i celeberrimi dipinti realizzati sulle superfici di frammenti di ceramica, che hanno
rappresentato un considerevole momento di svolta nel percorso pittorico del maestro e un'importante innovazione nel panorama
artistico degli Anni '80. Uno dei suoi primi capolavori è stato "St. Francis in Ecstasy" del 1980 in cui la figura di San Francesco
appare, sullo sfondo di un paesaggio montuoso, avvolta da un drappeggio affiancata da un teschio e da una entità rossa che si
innalza nel cielo.
Altro aspetto molto importante della sua opera è senza dubbio quello autobiografico che ritroviamo in mostra nei numerosi
ritratti di amici o familiari tra i quali "Portrait of Olatz" del 1993 dove è ritratta l'ex moglie dell'artista; "Portrait of Father Pete
Jacobs" del 1997 amico di Schnabel, fino a "Portrait of Rula" del 2010, esposto nella splendida Sala da Pranzo neoclassica
del Museo Correr, ritratto della sua attuale compagna e autrice del romanzo biografico "Miral" che ha ispirato l'ultimo film di
Schnabel.
Svariate le fonti ispiratrici di Schnabel nelle cui opere ritroviamo moltissime allusioni letterarie, rimandi storici e riferimenti
musicali. Come la scritta "BEZ", che compare in "Bez #1" del 2010 dipinta sopra un'immagine di Shiva in un paesaggio esotico,
che non ha alcuna allusione a rimandi religiosi e si riferisce a un noto personaggio rock di Manchester, Mark Berry la
"mascot/ballerino" degli Happy Mondays.
Altra particolare tecnica utilizzata da Schnabel consiste nell'ingrandire fotografie poetiche ed evocative sulle quali interviene con
tocchi di colore e macchie generate dalle condizioni atmosferiche. Come nelle straordinarie opere "Salivars" del 2009 le quali
hanno come sfondo scatti di paesaggi dei dintorni della sua casa al mare e del suo studio a Montauk, nella punta più a nord di
Long Island, risalenti agli Anni '50.
In mostra anche tre dipinti intitolati "The Atlas Mountains" che rappresentano le montagne del Nord Africa tra il Mediterraneo
e il Sahara. Su una tela catramata alta quattro metri e interrotta da segni di gesso, l'artista ha fissato briglie marocchine per
evocare paesaggi segnati e invecchiati dalle intemperie e dal tempo.
I primi quadri del percorso espositivo come "Jack the Bellboy", "Procession (for Jean Vigo)" o "Saint Sebastian - Born in
1951", sono per Schnabel le prime formulazioni di ricerca di un surrogato della figura nella fisicità del quadro e il tentativo di
reintrodurre un linguaggio nella varietà dei significati.
Catalogo Skira
SCHEDA TECNICA
Titolo
JULIAN SCHNABEL
Permanently becoming
and the architecture of seeing
Sede
Museo Correr
Piazza San Marco, 52 - Venezia
www.visitmuve.it
Date al pubblico
4 giugno - 27 novembre 2011
A cura di
Norman Rosenthal
Prodotta e organizzata da
Arthemisia Group
In collaborazione con
Fondazione Musei Civici di Venezia
Partner istituzionale
Fondazione Musei Civici di Venezia
Eni
Main Sponsor
Maybach
Sponsor
BNL Gruppo BNP Paribas
Con la partecipazione di
Laurent - Perrier
e
Ferrovie dello Stato
Catalogo
Skira
Orari
Dal 4 giugno al 31 ottobre
Tutti i giorni 10.00>19.00
Dal 1 al 27 novembre
Tutti i giorni 10.00>17.00
La biglietteria chiude un'ora prima
Biglietti
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00
Ridotto Speciale € 6,00
Diritto di prevendita
€ 0,50
Sito internet
www.arthemisia.it
www.visitmuve.it
www.julianschabel.com
Informazioni e prenotazioni
T 848082000
T 0039 04142730892 (solo per chi chiama dall'Estero)
Biglietteria on line
www.visitmuve.it
BIOGRAFIA JULIAN SCHNABEL
by Daid Moos
Julian Schnabel è nato e cresciuto a Brooklyn, New York. La sua prima personale al Contemporary Arts Museum di Houston
risale al 1976, anche se la sua arte otterrà ampio riconoscimento solo qualche anno dopo, in seguito a due mostre tenutesi alla
Mary Boone Gallery di New York in cui l'artista riafferma le possibilità della pittura narrativa. Le sue opere, esposte in tutto il
mondo, sono state al centro di numerose retrospettive che si sono tenute alla Tate Gallery di Londra (1983), al Whitney
Museum of American Art di New York (1987), alla Schirn Kunsthalle di Francoforte (2004), al Museo Nacional Centro de Arte
Reina Sofía di Madrid (2004), al Museo di Capodimonte a Napoli (2009) e alla Art Gallery of Ontario di Toronto (2010), oltre a
molti altri musei.
Le opere di Schnabel sono presenti nelle collezioni del Museum of Modern Art, del Whitney Museum of American Art e del
Metropolitan Museum of Art di New York, del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, del Guggenheim Museum di New
York e Bilbao, del Centre Georges Pompidou di Parigi, della Tate Gallery di Londra e in molti altri importanti musei.
Nel 1996, quasi senza preavviso, scrive e dirige il suo primo film, Basquiat, il racconto della vita breve ed esuberante dell'amico
pittore Jean-Michel Basquiat. Nel 2000, con Before the Night Falls [Prima che sia notte], la sua regia dallo stile poetico e ricco di
umanità ottiene un consenso unanime. Il suo terzo film, The Diving Bell and the Butterfly [Lo scafandro e la farfalla], vince la
Palma d'oro al Festival di Cannes, il Golden Globe per la migliore regia e ottiene la candidatura all'Oscar nella stessa categoria.
La prima statunitense di Miral, la sua ultima fatica cinematografica, si è tenuta il 14 marzo 2011 nella Sala dell'Assemblea
generale delle Nazioni Unite.
Julian Schnabel vive e lavora a New York e a Montauk, Long Island.
articolo pubblicato il: 02/07/2011