Sono anni, ormai, che in Italia si dibatte sul quesito Liberalizzazione delle droghe. In questo contesto, alquanto ampio, possiamo individuare due categorie di tossicodipendenti: i drogati di eroina e i drogati di menzogne.
Diversi di noi appartengono, forse inconsapevolmente, alla seconda categoria di drogati, nella quale si figura quando si presta fede ai molti spacciatori di pseudo-verità che frequentano il mondo dei mass-media. Ci si riferisce a tutti quegli individui che sono favorevoli alla liberalizzazione delle droghe. Essi sostengono che vietare luso delle droghe non provoca altro effetto se non laumento del numero di tossicomani e che se la vendita di sostanze come lhashish e la marijuana fosse legalizzata, la piaga della criminalità che scaturisce dalla tossicodipendenza scomparirebbe dalla nostra società. Sempre i sostenitori dello spinello libero affermano pure che se le droghe, almeno quelle leggere, venissero spacciate alla luce del sole, sotto il ferreo controllo delle leggi, la criminalità legata al mercato illegale di esse non avrebbe più ragion dessere, in quanto si creerebbe una sorta di concorrenza tra il lecito e lillecito. Ma i fatti sembrano non dare affatto ragione a questi venditori di pseudo-verità. Basti pensare che quando in Italia si ebbe la favolosa idea di distribuire metadone (particolare sostanza che dovrebbe aiutare a disintossicarsi) a tutti quei tossicodipendenti che volevano chiudere con il passato, non si sono avuti, di certo, risultati migliori: la domanda di sostanze stupefacenti non è calata, né tantomeno sono diminuiti i reati legati ai tossicodipendenti. Questo ci porta a pensare che gli italiani non sono una popolazione evoluta per quanto riguarda la lotta alla droga. Per constatare gli effetti che, poi, derivano dalla liberalizzazione delle droghe possiamo spostare il nostro campo di discussione sullesperienza dei Paesi del nord Europa, paesi socialmente progrediti. Ebbene, i risultati di decennali politiche volte alla depenalizzazione dello spaccio e alla liberalizzazione delle droghe nei paesi come la Svezia, lOlanda, la Svizzera, dopo qualche tempo, non erano affatto rassicuranti. Prendendo in esame la Svezia, emerge che, nel 1965, permetteva la prescrizione medica di sostanze stupefacenti pesanti. Nel 1977, però, il paese ha detto basta ricorrendo al classico dietro-front: oggi, infatti, per chi viene trovato in possesso di una sola dose di eroina è previsto il carcere (fino a sei anni). Non si fa nemmeno più distinzione tra droghe leggere e pesanti, come accede in Italia, ma anche i semplici tranquillanti o sedativi vengono considerati stupefacenti. Allora viene spontaneo da chiedersi: perché questo cambiamento di politica nella lotta alla droga? Perché tanta severità nel punire? Sicuramente perché la strada della liberalizzazione non aveva portato ad esiti positivi. Guardando un poco le statistiche emerge che in Svezia ben il 90% di coloro che facevano uso abituale di sostanze stupefacenti, dopo due anni di seria carriera nel mondo della tossicodipendenza, si macchiava di qualche reato, nonostante fosse sufficiente rivolgersi al proprio medico per procurarsi la droga. Nei primi due anni di liberalizzazione, tra gli arrestati per reati diversi, il numero dei tossicodipendenti era aumentato del 17,3% per gli uomini e del 22% per le donne. Ma il dato che, forse più di ogni altro, impressiona è che la percentuale di ragazzi tra i 15 e i 19 anni che erano entrati nel tunnel della droga era passata dal 3,6% degli anni del proibizionismo al 30% nel periodo di liberalizzazione. Quindi, di fronte a questi deludenti risultati la Svezia ha ora risposto con una campagna capillare e severissima nelle scuole e nei quartieri più a rischio, denunciando apertamente i gravi rischi della tossicodipendenza. Grazie a questa opera di informazione e prevenzione, in un decennio, il numero di adolescenti che almeno una volta hanno provato uno stupefacente è calato dell8%. Per quanto riguarda la Svizzera, le cose non hanno funzionato come era stato prospettato e il NCN (Narcotic Control Board), organismo dellONU, è intervenuto impedendo alla Svizzera di acquistare eroina per poi distribuirla. In Olanda, i famosi koffie-shops, locali adibiti alla vendita di droghe leggere, smerciavano anche droghe pesanti divenendo luoghi di incontro per spacciatori. Da dati che emergono dalle ultime statistiche sulla popolazione di tossicodipendenti presenti nella nazione, lOlanda conta circa 1 milione di tossici su 15 milioni di persone. Oltre a ciò, il 50% dei giovani di età inferiore ai 24 anni è abituale consumatore di droghe. Nonostante, però, il peso di queste cifre, cè ancora chi, in Italia, si ostina a credere che lo spinello libero sia la soluzione al dramma sociale della droga: così si rischierà non solo di incrementare buchi nelle braccia di chi si droga, ma di fare un bel buco nellacqua in questa decisiva battaglia per la salute dei giovani, che attendono dalla classe dirigente Italiana, risposte concrete e non più fumo negli occhi. È giunto il momento di lavorare sul serio, lavorare per il bene della nazione e riprendere a camminare a testa alta.