La Presidente del Brasile Dilma Rousseff, che è stata in visita
di Stato a Cuba, è stata criticata da diversi mezzi
d'informazione non tanto perché non ha affrontato l'argomento
della sistematica violazione dei diritti umani nell'isola
caraibica, ma per il modo in cui ha tentato di dribblare il
problema.
Indubbiamente Dilma, come è uso chiamare in Brasile con il solo
nome di battesimo anche le personalità, si è recata all'Avana
spinta dalla volontà di ampliare le relazioni economiche tra i
due Paesi. Il Brasile è impegnato a trasformare il porto cubano
di Mariel in uno dei maggiori dell'America Latina, con un
investimento astronomico, ma , sulla falsariga di quanto fanno
Spagna e Canada, l'obiettivo è di fare grossi investimenti,
soprattutto nel settore turistico, in vista della
normalizzazione dei rapporti economici Cuba-Usa.
In questo quadro Dilma si è ben guardata dall'affrontare,
neppure incidentalmente, il problema dei diritti umani, così
come nessun governante brasiliano lo ha fatto in Cina. Cuba sta,
tra l'altro, imitando la politica cinese di liberalizzazione
economica in un quadro di ferreo controllo della politica interna.
Interrogata dai giornalisti sui diritti umani a Cuba, La
Presidente poteva anche rispondere che, essendo in visita, non
poteva parlare di questioni che avrebbero potuto innervosire i
suoi ospiti; si è invece lanciata in una dissertazione sulle
democrazie e sulle dittature che si trovano comunque sotto la
stessa cappa di vetro, poi ha attaccato duramente gli Stati
Uniti perché mantengono a Guantanamo un carcere in cui presunti
terroristi ammuffiscono senza diritto al giudizio.
Che la situazione a Guantanamo sia quella che è lo sanno tutti;
la speranza è che Dilma, nella sua futura visita negli USA,
attacchi il regime castrista con la stessa determinazione con
cui a Cuba ha attaccato la politica di Washington.
articolo pubblicato il: 03/02/2012 ultima modifica: 05/02/2012